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I fioretti - Un pellegrino misterioso PDF Stampa E-mail
Indice
I fioretti
Un pellegrino misterioso
Nella sua terra natale
La Parigi del Re Sole
Missionario per il popolo
Il coraggio di un apostolo
Contemplativo e profeta
Il padre dei poveri
L'amico della croce
Tutto di Gesù mediante Maria
Educatore e maestro
Bagliori di santità
Chi continuerà la sua opera?
Per finire
Tutte le pagine

Un pellegrino misterioso

montfort-statueNon è un turista
Verso la metà del mese di maggio dell' anno 1706, dopo un viaggio a piedi di ben 2000 chilometri, giungeva a Roma un giovane sacerdote francese. Non era un turista, né era giunto in Italia per curiosità. Era venuto in pellegrinaggio alla tomba dell' apostolo Pietro e voleva parlare con il Papa. Si faceva chiamare semplicemente Montfort.
Ma torniamo un po' indietro e seguiamolo in tutte le peripezie del suo viaggio.
Egli parte dalla Francia a piedi, da vero pellegrino; quindi niente carrozza, niente cavallo; d' altronde non ne aveva neppure la possibilità. Niente bagaglio, porta con sé solo la bibbia, il breviario, il crocifisso, il rosario e una statuina della Vergine in cima al suo bastone. Come provviste: un' assoluta fiducia nella Provvidenza.
Uno studente spagnolo, diretto anche lui a Roma, gli chiede di gradire la sua compagnia. Ha in tasca trenta soldi. Il Montfort lo giudica troppo ricco e lo obbliga a regalare ai poveri il suo denaro, per attendere solo dalla Provvidenza il sostentamento di ogni giorno.

La strada non finisce mai
Ed eccolo allontanarsi su di una strada che non finisce mai, quella dei pellegrini, dei romei; di santuario in santuario, in preda a un sole ogni giorno più cocente. Il suo boccone di pane quotidiano deve mendicarlo presso le parrocchie, gli ospedali, le fattorie. Spesso viene accolto con diffidenza, a volte respinto come una spia o un vagabondo male intenzionato. Allora dorme sotto il portico di una chiesa, al riparo di una siepe sotto le stelle, come Gesù che "non aveva neppure una pietra per poggiarvi il capo". Non sappiamo con certezza la zona di frontiera attraverso la quale il Santo entrò in Italia, ma proprio in quell' anno 1706, la Francia era in guerra col Piemonte (ricordi l' episodio di Pietro Micca?) Attraversate le Alpi, nonostante la terribile stanchezza, tutto sembra illuminarsi di un raggio di gioia. Era in Italia! E Roma era più vicina!

La Santa casa di Loreto
Si dirige verso le Marche, al santuario della santa Casa di Loreto. Egli tanto devoto della Madonna, non poteva omettere questa tappa. Rimane estasiato dinanzi a quelle mura che avevano ospitato la Vergine Maria, in quel minuscolo locale dove il Figlio di Dio si era fatto nostro fratello. Durante la Messa, che celebra ogni giorno all' altare della santa Casa, il suo viso si trasfigura. Ammirato dal suo raccoglimento, un assiduo frequentatore del santuario gli chiede un incontro spirituale e sapendo della sua estrema miseria si offre di ospitarlo in casa sua. Il Montfort rimane a Loreto per ben quindici giorni. Sosta deliziosa e provvidenziale, che dona alla sua anima una gioia profonda e al suo corpo sfinito quel tanto di vigore, necessario per intraprendere l' ultima tappa del suo viaggio verso Roma.

Roma! Roma!
Riposato e consolato, il suo cammino riprende attraverso pianure e colline: paesaggi ideali per un artista, ma rude tragitto per i piedi martoriati del pellegrino. Cammina, cammina ecco infine apparire la splendida cupola della basilica di san Pietro. Roma! Preso dall' emozione, cade in ginocchio, bacia il suolo e piange di gioia. Indi di scalza e compie a piedi nudi gli ultimi chilometri che lo separano dalla capitale del mondo cristiano. Finalmente! Le sue forze erano ormai allo stremo; gli occorrono diversi giorni per ricuperare un po' di vigore e curare le sue piaghe.

Soggiorno romano
A Roma è accolto per alcuni giorni nell' ospizio dei francesi. Appena rimesso in salute, bussa al convento dei padri Teatini. Qui viene subito apprezzato da un santo e sapiente religioso, molto influente presso il Papa, il P. Giuseppe Tommasi, divenuto in seguito cardinale e beatificato nel 1803. Questi, essendo confessore del Papa, non ha difficoltà a procurare al Montfort un‘ udienza speciale e una benevola accoglienza da parte dell' allora Pontefice Clemente XI.

L' incontro col Papa
Arrivato il gran giorno - era il 6 giugno 1706 - il Montfort si reca al palazzo del Quirinale, sede allora della corte pontificia e, dopo le cerimonie d' uso, viene presentato al Papa al quale rivolge un indirizzo di omaggio in lingua latina. Clemente XI, che conosce la lingua francese, invita il Montfort ad esprimersi nella sua lingua materna. Egli espone al Pontefice il progetto di recarsi nei paesi lontani a predicare il Vangelo agli infedeli. La risposta del Papa è chiara e decisa: "Il tuo Zelo - gli dice - ha un campo abbastanza vasto in Francia. Non andare altrove e opera sempre in perfetta sottomissione ai vescovi, nelle diocesi dove sarai chiamato. Dio benedirà il tuo lavoro". Affascinato dalle ardite vedute della sua devozione mariana e dalla sua preparazione teologica, Clemente XI approva il suo metodo di apostolato. Gli raccomanda soprattutto di insegnare la dottrina cristiana al popolo e di rinnovare da per tutto lo spirito del vangelo mediante il rinnovo delle promesse battesimali.

Missionario apostolico
Prima di congedarsi, il Montfort implora da Santo Padre la benedizione apostolica e gli presenta un crocifisso d' avorio supplicandolo di concedere un' indulgenza plenaria a tutti coloro che l' avrebbero baciato al momento della morte. Il Papa benedice e concede l' indulgenza richiesta. Quel crocifisso d' ora in poi sarà importante nell' apostolato del santo missionario. Perché di ritorno da Roma egli sia bene accolto dai vescovi francesi, il Pontefice gli conferisce il titolo di "missionario apostolico". Il colloquio avuto col Santo Padre porta la pace nell' animo del Montfort. D' ora in poi la sua vocazione è chiara e sicura. Con rinnovata energia, egli la seguirà nonostante le molte difficoltà che dovrà affrontare. Il suo voto è compiuto, il suo sogno è ormai appagato!

Il ritorno
Senza attardarsi oltre, riprende il suo bastone e la strada, incurante del sole del giugno italiano. Ricomincia però anche il martirio. Dopo alcuni chilometri ritornano le piaghe ai piedi ed egli allora si decide a proseguire scalzo. Lo studente spagnolo che lo aveva accompagnato era probabilmente rimasto a Roma. Nel viaggio di ritorno sembra che altri due giovani si accompagnassero a lui, e come lui poveri, non esitavano all' occorrenza a stendere la mano.

Per amor di Dio!
Arrivati in un villaggio, stanchi ed affamati, il Montfort manda dal parroco i suoi accompagnatori. "Andate - dice loro - e chiedete, per amor di Dio, se ha da darvi qualcosa da mangiare". I due ritornano con un tozzo di pane, appena un boccone per una sola persona. Allora il Montfort si presenta lui stesso alla canonica e trova il parroco a tavola in compagnia di numerosi convitati. Il parroco lo fa accomodare in cucina e ordina che sia servito alla mensa dei camerieri e degli sguatteri. Il Montfort, lieto dell' umiliazione, torna poi a ringraziare il padrone di casa per la carità ricevuta. Costui, osservando allora il vestiti sdrucito del pellegrino e i suoi piedi sanguinanti, con gesto di commiserazione gli dice alzando le spalle: "Perché non vai a cavallo?" "Non era l' usanza degli apostoli" - gli risponde. Il sacerdote comprende e si ritira.

Fratel Maturino non lo riconosce
Ci vollero ancora molti giorni, bisognò penare ancora sotto l' arsura del sole e subire altre numerose umiliazioni, prima di giungere alla meta. Infine il 25 agosto, festa di San Ludovico, suo protettore, il Montfort arriva al convento dei Gesuiti di Ligugè. Il suo aiutante Fratel Maturino, come convenuto era rimasto lì ad attenderlo. Fa fatica a ricoscerlo, tanto lo trova scarno, emaciato e bruciato dal sole, mentre alcuni mesi prima l' aveva visto partire pieno di salute. Tra l' andata e il ritorno, ha percorso a piedi 4.000 chilometri!