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I fioretti - Contemplativo e profeta PDF Stampa E-mail
Indice
I fioretti
Un pellegrino misterioso
Nella sua terra natale
La Parigi del Re Sole
Missionario per il popolo
Il coraggio di un apostolo
Contemplativo e profeta
Il padre dei poveri
L'amico della croce
Tutto di Gesù mediante Maria
Educatore e maestro
Bagliori di santità
Chi continuerà la sua opera?
Per finire
Tutte le pagine

Contemplativo e profeta

La grotta di Mervent
Durante la missione di Mervent, il Montfort si scelse nella grande foresta che ricopre una parte della contrada, una grotta naturale e appartata per immmegersi nella preghiera durante gli intervalli liberi delle sue predicazioni. Egli gustava là le delizie della solitudine; ma la persecuzione lo raggiunse anche nel "deserto" e gli suscitò contro nemici da parte delle autorità, sotto il futile pretesto che aveva sradicato alcuni vecchi ceppi in una proprietà dello Stato, per adattare le grotta e ripararla dalla violenza dei venti del nord. Oggi la grotta di Mervent ha preso il nome di "Grotta del santo di Montfort" e richiama ogni anno migliaia di pellegrini e turisti, soprattutto in estate.

Il miracolo delle ciliegie
La tradizione popolare riferisce che recandosi a Vouvant per la missione, il santo giunse di sera in quella borgata molto stanco. Bussò alla porta di una brava signora chiamata mamma Imbert e pressato dalla fame chiese qualcosa da mangiare. "Ahimè - rispose quella - non ho nulla da offrirle!" "Vada nell' orto, troverà delle ciliegie" - disse il Montfort. "Delle ciliegie in questa stagione?!" - riprese la donna. "Vada pure" - aggiunse il Montfort. La donna andò e tornò tutta meravigliata: aveva colto delle ciliegie che offrì al missionario. Partito il Montfort, ella tornò per cogliere altre ciliegie, ma tutto era sparito.

Lo svegliarino della missione
Da Vouvant, il Montfort si portò a s. Pompain. Si era in pieno inverno e gli abitanti esitavano a lasciare il calduccio del focolare. Lo zelante missionario fece allora divulgare e cantare un cantico da lui scritto per la circostanza: Lo svegliarino della missione. Il popolo, smosso con questa astuzia, accorse in folla alla chiesa e la missione ebbe pieno successo. Il parroco stesso fu raggiunto dalla grazia. "Un giorno - disse alla fine della missione - sentii la voce penetrante di Fratel Giacomo che cantava: Ho perduto Dio col mio peccato. Fu come una martellata sul mio cuore indurito; corsi a buttarmi ai piedi del Montfort, che ebbe la carità di ascoltare la mia confessione generale e da allora ho deciso di cambiare vita".

Spirito profetico
Un mattino, il Padre gesuita suo confessore, gli chiede di celebrare la Messa per la guarigione della moglie del Governatore di Poitiers che, abbandonata ormai dai medici, era in fin di vita. Terminata la Messa, egli va dal confessore e gli dice: "Ho pregato Dio per la signora; ma essa non morrà". Il Padre gesuita, conoscendo la santità del suo penitente, lo invita ad andare egli stesso a portarle la buona notizia. Ubbidiente, il Montfort si reca dall' ammalata e le dice dolcemente ma con sicurezza: "Signora, stia tranquilla, lei non morrà di questa malattia. Dio vuole prolungare la sua vita e farle continuare la sua carità a favore dei poveri". L' Ammalata si sentì subito più sollevata: venne presto la convalescenza e poi la perfetta guarigione. Dio le concesse ancora dodici anni di vita.

"Dov'è il tuo male?"
Il Montfort aveva assunto al servizio della missione un giovane che chiamava Fratel Pietro. Improvvisamente questi fu colpito da una malattia grave. "Pietro, dov'è il tuo male?" - gli
chiese il Montfort. - In tutto il corpo. "Dammi la tua mano" - Impossibile. "Girati verso di me" - Non posso fare nessun movimento. "Hai fede?" - Ahimè, caro Padre, vorrei averne più di quanta ne ho. "Mi vuoi ubbidire?" - Con tutto il cuore. Ponendo allora la sua mano sul capo del malato, l' uomo di Dio gli disse: "Ti comando di alzarti entro un' ora e di venire a servirci a tavola". E così avvenne.

La marchesa non morrà
La marchesa di Bouillè era gravemente malata e poiché il caso era disperato, suo padre la raccomandò alle preghiere del nostro santo, il quale acconsentì a visitarla. Appena entrato nella camera dove ella agonizzava, il Montfort s' inginocchiò innanzi ad un crocifisso, poi si avvicinò al letto dell' inferma e rimase un momento ancora in preghiera. Voltandosi infine verso il padre della malata, gli disse: "Signore, non stia più in pena, sua figlia non morrà". Ben presto infatti la marchesa riacquisterà la salute e dedicherà il rimanente della sua vita alle buone opere. Sarà lei a donare alle Figlie della Sapienza la prima casa a Saint-Laurent-sur-Sèvre, presso la tomba del santo.

Sul battello della senna
Un giorno, col suo compagno Fratel Nicola, s' imbarcò su di un battello che risaliva la Senna e sul quale si accalcava gente di ogni condizione e purtroppo senza educazione. Erano per lo più negozianti e frequentatori di fiere. Il loro linguaggio era grossolano e sboccato. Il Montfort cominciò per prima cosa a sistemare il crocifisso in cima al suo bastone, poi, inginocchiatosi, esclamò in modo da farsi udire da tutti: "Tutti quelli che amano Gesù Cristo si uniscano a me!" La proposta fu accolta da sghignazzamenti e alzate di spalle. Allora, voltandosi verso Fratel Nicola: "In ginocchio - gli disse - e recitiamo il rosario". Detta la prima corona, rinnovò ancora l' invito a tutti. Nessuno si mosse, ma i clamori a poco a poco si calmarono. Intanto la preghiera continuava. Dopo la seconda corona, il missionario, con voce suadente e come trasfigurato, ripete per la terza volta l' invito a pregare. La "brigata" si diede per vinta e un po' alla volta tutti si prostrarono rispondendo alla recita del rosario. Alla fine ascoltarono con rispetto anche la parola di Dio.

L' usuraio Tangaran
In una parrocchia, nonostante le esortazioni del missionario, un usuraio chiamato Tangaran, cedendo ai cattivi consigli della moglie, si rifiutava a bruciare alcuni contratti dei quali il Montfort gli aveva dimostrato l' iniquità. Vedendolo ostinato, il missionario finì con il predirgli, con una particolare sicurezza: "Tu e tua moglie, siete attaccati ai beni della terra e disprezzate quelli del cielo. Ebbene i vostri figli non faranno buona riuscita: essi non avranno discendenza e voi stessi cadrete in miseria, non avendo neppure di che pagare la vostra sepoltura". "Oh! - replicò la donna - ci resterà ben qualcosa, almeno 30 soldi per pagare il suono delle campane!" "E io vi dico - riprese il Montfort - che le campane non suoneranno al vostro funerale". La predizione si avverò. Alcuni anni dopo, i due usurai furono ridotti all' indigenza, ed essendo morti tutti e due di giovedì santo, l' uno nel 1730, l' altra nel 1738, furono seppelliti l' indomani, venerdì santo, giorno nel quale non si suonano le campane.

La rissa dei soldati
Un pomeriggio, passando per una piazza di Nantes, vide dei soldati che si azzuffavano con degli artigiani. Botte da orbi e bestemmie esecrabili da far tremare cielo e terra - come riferisce lo stesso Montfort. Il missionario si avvicinò, si pose in ginocchio, recitò un' Ave Maria, baciò la terra, poi rialzandosi, si buttò in mezzo a quei forsennati che si battevano sempre più ferocemente con pietre e bastoni, tentando di separarli. Saputa la causa del loro litigio, prese il tavolo da gioco, lo alzò in aria e lo gettò a terra squassandolo. Era un tavolo di gioco d' azzardo, che ogni giorno dava motivo a dispute e cattive parole. Gli artigiani, benché più forti, si ritirarono, ma i militari, osservando il loro tavolo a pezzi, si avventarono come leoni contro il missionario. Alcuni lo presero per i capelli, altri gli strapparono il mantello e lo minacciarono colle loro spade se non avesse ripagato il tavolo. "Quanto costa?" - chiese. "Cinquanta libbre" - gli risposero. "Darei volentieri cinquanta milioni di libbre d' oro, se le avessi, e tutto il sangue delle mie vene per distruggere tutti questi giochi, detestabili occasioni di dispute e di bestemmie!"

Verso la prigione
I soldati, esasperati per tale risposta, volevano ucciderlo. Ma uno di loro dissuase i compagni dicendo: "Non lo tocchiamo, saremmo senz' altro puniti! Conduciamolo piuttosto al castello, dal Governatore; egli ci farà giustizia". Allora lo presero e si avviarono verso il castello per farlo imprigionare. Il Montfort, per nulla intimorito, a capo scoperto e recitando ad alta voce il rosario, procedeva a grandi passi, tanto che la scorta faceva fatica a seguirlo. Giunti in prossimità del castello del Governatore, uno dei suoi amici, avvertito dell' incidente, riuscì a calmare e a disperdere i soldati e liberò il prigioniero, il quale ne rimase assai dispiaciuto perché si vide privato di una felicità alla quale aspirava da molto tempo, quella di essere prigioniero per amore di Gesù Cristo.

Un santo scomodo
Luigi Maria da Montfort è un santo; ma la sua santità a volte si manifesta in maniera piuttosto brusca, come abbiamo visto nel racconto precedente. Egli è un santo scomodo, per nulla disposto a tollerare tutto ciò che offende l' onore e l' amore di Dio. Non è un uomo dalle mezze misure. Il suo zelo non è sempre compreso e spesso è biasimato. Ma egli non è tipo da scoraggiarsi, anzi gode in mezzo a tutte queste contrarietà. L' indomani del fatto testè narrato, il suo amico des Bastières gli chiese se in quella brutta avventura non avesse avuto timore di rimetterci la pelle o almeno di finire in prigione. "Niente affatto - risponde ridendo - ne avrei avuto un' immensa gioia. Sono stato apposta a Roma per chiedere al nostro Santo Padre il permesso di andare nei paesi esteri con la speranza di trovare l' occasione favorevole di versare il mio sangue per la gloria di Cristo, il quale versò il suo per me. Ma il Papa mi rifiutò questa grazia perché non ne ero degno".

Una lezione agli ubriaconi
A s. Donaziano di Nantes, il Montfort viene avvisato che in una vicina bettola si suona, si bestemmia, si insultano i passanti per impedire loro di recarsi alla missione. Egli va verso questo ritrovo, entra, recita in ginocchio un' Ave Maria. Poi si rialza, rovescia i tavoli e mostra il crocifisso e il rosario ai bevitori. Stupefatti e furibondi gli ubriaconi disertano subito il locale lasciando il proprietario tutto solo a sorbirsi un aspro rimprovero del missionario.

L' asino nel fiume
Dopo s. Donaziano, il santo passa a predicare a Bouguenais, dove un giorno, mentre parlava dal pulpito, interrompe bruscamente il discorso ed esclama: "Subito due uomini vadano a salvare il mio asino, che affoga nel fiume in fondo al villaggio!" Alcuni dei presenti accorrono subito e fanno giusto in tempo a ripescare la bestia imprudente, forse troppo ghiotta dei cardi cresciuti sulla riva del fiume.

Schiaffeggiatore convertito
Passando a Challans, si ferma a parlare agli abitanti sotto la tettoia del mercato. Mentre tutti ascoltano attentamente, alcuni venditori di passaggio si permettono di gridare: "E' quel pazzo del Montfort che parla!"I suoi uditori già si muovono per dare una severa lezione a quegli insolenti, ma il missionario frena l' impeto dei suoi difensori, anzi annuncia loro che fra poco sarà di nuovo aggredito. Infatti mentre si reca alla vicina parrocchia di s. Cristoforo, un uomo lo accosta e gli dà uno schiaffo. E poiché alcuni volevano acciuffare il colpevole: "Lasciatelo stare - dice il Montfort - fra poco verrà lui stesso da ne". Qualche giorno dopo, il peccatore, spinto dal rimorso e dalla vergogna, corre piangendo ad accusarsi ai piedi del missionario.

Bettola in subbuglio
Venne chiamato a Roussay, una parrocchia in cui regnava il vizio dell' ubriachezza. Il Montfort vi trasformò la gente. Un uomo tuttavia si rifiutò di chiudere la sua bettola situata vicino alla chiesa, durante le funzioni religiose della missione. Il Montfort cominciò a parlare contro l' intemperanza; ma mentre in chiesa egli parlava, alcuni avvinazzati, nella bettola, urlavano canzoni oscene, fino a coprire la voce del missionario. Sceso dal pulpito, egli si diresse verso la cantina malfamata, rovesciò i tavoli, rimproverò ai bevitori la loro sacrilega grossolanità, ne prese alcuni per il colletto e li spinse fuori. Due però tentarono di resistere; il missionario li afferrò per le braccia e li condusse fuori, dicendo loro di non rientrare e di starsene bene in guardia se non volevano che accadesse qualcosa di peggio. Questa lezione fece impressione. I bevitori se ne andarono a testa bassa e la quiete ritornò nella cantina.

Carneficina evitata
Accadde a Fontenay. Il capitano dei soldati della guarnigione, entrato in chiesa mente il Montfort stava per predicare la missione alle donne, si teneva appoggiato all' acquasantiera, col cappello in testa, ridendo e fiutando tabacco. Il missionario gli si avvicinò e lo avvisò caritatevolmente di uscire, anche perché la missione era riservata alle donne. Non l' avesse mai fatto! L' ufficiale, poco abituato a ricevere osservazioni, rispose che non sarebbe uscito e vomitando bestemmie mise più volte mano alla spada e, furibondo, si gettò infine sul Montfort, lo afferrò alla gola e l' avrebbe strozzato senza l' intervento delle donne che erano in chiesa. Intanto i soldati, richiamati dagli urli dell' ufficiale, entrarono in chiesa e si pensò per un momento che stesse per succedere una carneficina. Per fortuna ritornò la calma. Ma dopo la predica, l' ufficiale attese il Montfort presso il cimitero e riprese ad insultarlo. Il missionario attraversò le file dei soldati senza timore e nessuno più osò mettergli le mani addosso.

Benigna si converte
A La Rochelle, durante un corso di esercizi spirituali predicati nell' ospedale, la signorina Benigna Pagè, figlia di un tesoriere di Francia, d' accordo con le amiche, decise di andare ad ascoltare il missionario. Si sarebbe comportata in sua presenza in modo tale da doversi fare apostrofare pubblicamente per aver poi motivo di scherzare sul suo conto. Vestita in maniera mondana, ella andò a piantarsi proprio davanti al pulpito ed assunse una posa irriverente. Il Montfort le rivolse uno sguardo di compassione, poi si voltò verso l' altare e chiese a Gesù la conversione di quell' anima. La predica che seguì fu molto commovente: tutti piangevano e la frivola mondana come tutti gli altri. Il suo pentimento era sincero. Dopo la predica ella volle parlare col missionario e gli fece una confessione generale di tutta la sua vita. Poi si recò a casa, trascorse la notte a mettere le sue cose in ordine e l' indomani si presentò al noviziato delle Clarisse. La penitente, col nome di Suor Luisa, visse e morì piamente in monastero.

Castellana scherzosa
A Villiers-en-Plaine, la castellana del luogo finse di seguire la missione, ma unicamente per non scandalizzare la gente del villaggio. Il Montfort ebbe spesso occasione di incontrarla alla "Provvidenza" e di pranzare al castello. Le sue conversazioni edificanti e serene fecero dissipare a poco a poco nella mente della castellana tutte le calunnie che erano state divulgate sul conto del missionario. A volte ella cantava delle canzoni frivole e il santo gliene faceva osservazione. Ed infine, avendo ascoltato le 64 prediche che il Montfort aveva rivolto al popolo durante la missione, la castellana si convertì ad ima vita cristianamente impegnata.

L' incendio di Rennes
Due anni prima della sua morte, il santo avrebbe voluto evangelizzare un' ultima volta Rennes, la città dove egli aveva studiato da giovane. Provò a chiedere il permesso di poter parlare, ma tutto fu inutile. Allora egli compose un cantico che fu il suo addio alla città infedele e venne ritenuto come una profezia delle sue future disgrazie. Quest' apostrofe ai Rendesi, i quali non ricusavano di unire alle pratiche religiose le abitudini di una vita quasi pagana, è come un curioso dipinto dei costumi bretoni dell' epoca. In termini patetici egli edplorava il loro "destino". Infatti, sei anni dopo la sua partenza, un vastissimo incendio che durò dieci giorni e dieci notti, divorò gran parte della città. Al bagliore delle loro case in fiamme, gli abitanti ripetevano terrificati: "Ahimè! È proprio ciò che aveva predetto il Montfort!"