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I fioretti - Il padre dei poveri PDF Stampa E-mail
Indice
I fioretti
Un pellegrino misterioso
Nella sua terra natale
La Parigi del Re Sole
Missionario per il popolo
Il coraggio di un apostolo
Contemplativo e profeta
Il padre dei poveri
L'amico della croce
Tutto di Gesù mediante Maria
Educatore e maestro
Bagliori di santità
Chi continuerà la sua opera?
Per finire
Tutte le pagine

Il padre dei poveri

Povero tra i poveri

Fin dal suo arrivo a Poitiers, poco dopo la sua ordinazione sacerdotale, il Montfort prese a riunire i poveri sotto le tettoie e ad insegnar loro il catechismo. Essendo entrato un giorno nella cappella dell' ospizio per pregare (vi rimase qualche ora), i poveri ivi ricoverati ne furono ammirati e lo chiesero quale cappellano. Il vescovo di Poitiers acconsentì. In quell' ospizio non vi era regolamento né cibo sufficiente e i poveri, mal curati, si lamentavano di contunuo. Il Montfort andò questuando per loro il nutrimento, volle che prendessero i loro pasti in comune, fece loro ottenere delle reazioni convenienti e ne curò anche l' istruzione spirituale. Egli stesso seguiva il regime dei poveri e mangiava, non di rado, i loro resti. Il suo esempio ed il regolamento trasformarono l' ospedale in un luogo di ordine e di pace.

Eroico samaritano
La sua carità era grande. Fu visto, per amore dei poveri, alloggiare nel più misero ridotto dell' ospedale, dare ad un ammalato l' unica coperta del suo letto, rendere ai paralitici i servizi più umili. Un giorno incontrò all' angolo di una strada, sdraiato sul pavimento umido, un povero infelice coperto di ulceri che implorava la carità dei passanti. Era stato respinto da tutti i ricoveri a causa del suo male contagioso. Il Montfort si commosse: ma come farlo accettare all' ospizio? Egli si presentò agli amministratori, li supplicò di concedergli un buco isolato in qualche angolo della casa e promise che se ne sarebbe occupato lui stesso, da solo. Ottenuto il permesso, l' ammalato venne trasportato in una cuccetta di rifiuto e il cappellano-infermiere veniva più volte al giorno a portargli il vitto e a medicargli le piaghe. Più di una volta si sentì venir meno, ma non lasciò la sua assistenza.

Umile infermiere
Intanto all' ospedale di Poitiers mail si tolleravano le riforme che aveva operato poco prima per il bene di tutti. La persecuzione costrinse il santo uomo a partire di lì. Egli si recò allora a Parigi e andò ad alloggiar con i cinquemila poveri dell' ospedale della Salpètrière, cercando, secondo la sua stessa espressione, "di farli vivere in Dio e di morire a se stessi". Ma quando fu visto questo prete forestiero assumersi le incombenze più pesanti, rendere agli ammalati i servizi più ripugnanti, accorrere al primo accenno di chiamata, sempre affabile e sorridente in mezzo alle critiche e alle proteste, insensibile alle minacce e alle grossolanità, il suo zelo fu ritenuto per lo meno importuno da coloro che non se la sentivano di imitare il suo esempio. Venne giudicato confusionario e guastafeste, amico delle novità e della notorietà. E un giorno, dopo cinque mesi dal suo arrivo, mettendosi a tavola, trovò sotto la sua posata l' ordine di partire!

In un sottoscala
Eccolo di nuovo senza asilo, senza pane e senza amici. Per fortuna una comunità di suore, gli offrì l' elemosina di un pasto giornaliero; l' alloggio lo trovò in un oscuro bugigattolo, sotto una scala, nelle vicinanze del noviziato dei Padri Gesuiti. Unici oggetti a sua disposizione: una povera brandina, una scodella di terracotta, una statuina della Vergine e alcuni strumenti di penitenza. In questa miseria egli gustava le grandi lezioni della Sapienza e si studiava do comunicarle per lettera a Maria Luisa di Gesù, che aveva lasciata a dirigere l' ospedale di Poitiers. Il Montfort a Parigi si vide abbandonato persino dai suoi antichi direttori. Lo circondava il disprezzo del mondo, ma aveva con sé Dio, e ciò gli bastava.

"Aprite a Gesù Cristo"
A Diana come a Poitiers e a Rennes, il Montfort era continuamente circondato da una moltitudine di storpi, ai quali insegnava il catechismo e forniva i mezzi per vivere, attingendo ai fondi della Provvidenza. Una sera, incontrò, steso per terra lungo una strada di Dinan, un povero tutto coperto di ulcere e talmente intirizzito dal freddo da non avere neppure la forza di implorare aiuto. Il Montfort s' accostò e, vedendolo così abbandonato, se lo caricò sulle spalle e lo portò alla casa della missione. Ma era tardi, la porta era chiusa; allora si mise a bussare gridando: "Aprite a Gesù Cristo". Il missionario si affrettò a deporre nel suo proprio letto il povero moribondo. Poi, in ginocchio sul pavimento, trascorse il resto della notte in preghiera.

Le quattro figure
Un' altra volta, lungo una strada del sobborgo di s. Saturnino, nei pressi di Montbernage, il Montfort incontra, disteso per terra e abbandonato da tutti, un povero affetto da male incurabile. Lo raccoglie e se lo carica sulle spalle, ma dove trasportarlo? All' ospedale dei Poitiers non è possibile poiché tutte le porte gli sono precluse, d' altra parte egli non osa imporre a nessuno la cura di questo povero infelice. Si ricorda che nei paraggi, in una località detta "delle quattro Figure", esiste una grotta scavata in un costone roccioso e che almeno temporaneamente può servire da ricovero. È là che depone il suo malato, in attesa di trovargli una dimora migliore. Quel luogo diviene l' inizio di un ospedale, in seguito affidato alle Figlie della Sapienza.

Ad ogni famiglia un povero
Spesso si faceva colpa al Montfort di trascinarsi dietro gruppi di miserabili straccioni, i quali gli prendevano il tempo ed esaurivano le sue risorse. Durante una sua missione a La Garnache, egli chiede ad ogni famiglia di nutrire un povero, mentre egli stesso ne avrebbe ospitato due dei più ripugnanti, e li avrebbe fatti sedere alla sua tavola. La richiesta venne accettata. In questo modo i poveri non mancarono del necessario e poterono assistere alle prediche, mentre il predicatore fu liberato dalle preoccupazioni degli affamati e tutti gli abitanti ebbero una felice occasione per compiere una buona azione.

Banchetto nella casa paterna
Passando a Rennes, non si reca ad alloggiare presso i genitori, ma va presso i poveri. Sollecitato a pranzare almeno una volta in famiglia, accetta solo a condizione che possa invitare anche tutti i suoi amici. La proposta pare un po' strana, comunque viene preparato un gran pranzo e una lunga tavola. Nel giorno e all' ora convenuta, il Montfort si presenta con una lunga processione di poveri, di ciechi e di zoppi e fa loro gli onori della tavola. Secondo la sua abitudine, aveva preso alla lettera le parole del Vangelo.

Il bastone come pegno
Privo di tutto, come al solito, giunse un giorno a La Rochelle, dove fu costretto a rivolgersi ad una piccola pensione, insieme a Fratel Maturino. Una volta seduti a tavola, il suo onesto compagno gli chiese: "Padre, chi pagherà per noi domani, quando andremo via?" "Non ti dar pena, figliolo, la Provvidenza provvederà". L' indomani il Montfort chiamò in camera l' albergatore e gli chiese il conto. La spesa era di dodici soldi. "Non ho denaro - disse il viaggiatore - ma vi lascio come pegno questo mio bastone; presto vi manderò la somma dovuta". L' albergatore accettò. Il missionario non sapeva nemmeno lui come si sarebbe sdebitato, ma aveva fiducia nella Provvidenza. Ringraziò e si diresse verso l' ospedale dove celebrò la Messa. Una signora ne restò ammirata e gli fece un' offerta. Egli provvide così a saldare il conto della pensione ed a ritirare il bastone.

Che dirà la gente?
A seguito di un lungo viaggio verso Nantes, Fratel Nicola che lo accompagnava, aveva i piedi gonfi e non poteva più camminare. Sostenuto dalla sua energia, il missionario camminava sempre, senza apparente fatica. Sulla strada, non un carro, non una vettura disponibile. Il santo si offrì a caricarsi sulle spalle il suo povero compagno, ma questi, per umiltà o per vergogna, non accettò. Allora lo convinse ad accettare l' aiuto del suo braccio. Proseguirono così fino all' entrata della città. A mano a mano che si avvicinavano, i viandanti si facevano sempre più numerosi ed osservavano con curiosità e compassione i due pellegrini. Fratel Nicola se ne commosse e disse: "Padre, che dirà tutta questa gente?" "Figliolo - esclamò il missionario - che dirà il buon Dio che ci vede?"

Lo studente lestofante
Un giorno incontrò per le vie di Nantes un giovane che gli dichiarò di essere uno studente ecclesiastico povero. Indossava un misero vestito, aveva una faccia pallida, si reggeva in piedi a mala pena e sembrava ridotto all' estremo. Non ci volle di più per commuovere il santo. In quel povero studente, abituato alle privazioni, gli sembrò di vedere un suo futuro discepolo e l' invitò a seguirlo. Si misero in cammino. Giunti a Rennes, il giovane gli chiese di fare una visita alla famiglia, lontana parecchi chilometri da lì. Il missionario non si oppose e gli prestò anche il mulo, che aveva comperato di recente per trasportare gli oggetti necessari alle missioni. Aspetta, aspetta, dello studente non ebbe più notizie. Tuttavia, il mulo, che il lestofante aveva poi venduto, fu ritrovato alcuni mesi più tardi e restituito al buon Padre di Montfort.

Portinaia poco caritatevole
Si presentò una volta da certe suore a s. Brieuc dove doveva predicare un ritiro spirituale. Prima di entrare mandò Fratel Maturino a domandare l' elemosina di un po' di pane per lui e per un povero prete, in nome di Gesù Cristo. La portinaia rispose che il convento non poteva fare l' elemosina a tutti i poveri di passaggio. Qualche ora dopo, il Montfort si presentò lui stesso, ma non ebbe maggior successo. La buona suora persistette nel rifiuto. Ma ecco sopraggiungere il cappellano della comunità: "Che cosa fa? - disse alla suora - è così che riceve il direttore degli Esercizi?" Accorse anche la superiora, presentò le sue scuse e fece condurre il Montfort in una bella stanza, dove venne servito a perfezione. Il buon Padre, nel raccontare l' equivoco di cui era stato oggetto, raccomandò alle suore di essere in avvenire più caritatevoli verso qualsiasi povero.

Curiosa avventura
In un suo viaggio verso Saumur, il santo passò a Fontevrault per visitare una sua sorella religiosa. Si presentò al monastero e chiese la carità per amor di Dio. La portinaia, che non lo conosceva, gli rivolse diverse domande. Egli si contentò di rispondere: "Io chiedo solo un po' di carità per amor di Dio!" Gli venne rifiutata. Ritirandosi, senza inquietarsi, il viaggiatore disse alla suora portinaia: "Se la signora Badessa mi conoscesse, non mi rifiuterebbe la carità!" Queste parole, riferite alla Badessa, misero in allarme tutto il convento. Dalla descrizione che fu fatta del "mendicante", la sorella del Montfort esclamò: "Ma è mio fratello!" Si mandò subito dietro un corriere per presentargli le scuse e pregarlo di tornare, ma egli rispose: "La signora Badessa non ha voluto farmi la carità per amor di Dio, ora me l' offre per amor mio; la ringrazio.." E continuò la sua strada, privandosi così di rivedere la sorella, ma contento di aver dato una lezione di amore verso i poveri.

"Caro fratello..."
Trovandosi a Dinan, il Montfort si presentò per celebrare la Messa nella chiesa del convento dei Domenicani, dove era religioso suo fratello Giuseppe, il quel aveva l' incarico della sagrestia. Il Montfort riconobbe subito il fratello, ma non venne riconosciuto da lui, e chiese gentilmente: "Caro fratello, potrei avere i paramenti per celebrare la Messa?" Il religioso, già da tempo sacerdote, si sentì come offeso nel sentirsi chiamare "fratello" e diede all' ospite i paramenti più poveri e due mozziconi di candele. Dopo la Messa, il Montfort ringraziò il sagrestano, chiamandolo ancora "caro fratello". Il religioso, attribuendo l' espressione ad una scortesia, chiese a Fratel Maturino, che gli aveva servito la Messa, come si chiamasse quel sacerdote. Dopo molte insistenze, riuscì a sapere che si chiamava Montfort. "Ma, allora è mio fratello!" - esclamò - e si mostrò rammaricato di non averlo riconosciuto. L' indomani, quando il Montfort tornò per celebrare la Messa, il fratello l' abbracciò cordialmente e gli rimproverò di non essersi fatto conoscere. Il servo di Dio allora gli disse: "Di che cosa ti lamenti? Ti ho chiamato "mio caro fratello"; non lo sei forse? Potevo darti un segno più affettuoso?" Il sagrestano, per riparare, gli fece celebrare la Messa con i paramenti più belli e raccontò a tutti la virtù del santo missionario.

Mamma Andrèe
Per la festa di Tutti i Santi del 1707, il Montfort arrivò in incognito nella sua città natale. Mandò Fratel Maturino dalla sua vecchia nutrice, la "mamma Andrèe" per chiederle di ospitare, per amor di Dio, un povero sacerdote di passaggio con il suo compagno. Mamma Andrèe fece rispondere che non usava ricevere sconosciuti. Il Montfort bussò ad altre porte: ebbe lo stesso rifiuto. I due viaggiatori ebbero allora l' idea di rivolgersi, in una capanna, al più povero abitante del villaggio. Furono subito accolti. Dopo un po' il pover' uomo, osservando bene il suo ospite, riconobbe il Montfort e se ne sentì molto onorato. L' indomani mattina, la notizia si sparse per l' intero villaggio. Mamma Andrèe venne in lacrime a presentargli le scuse e a supplicarlo di alloggiare presso di lei. Egli rifiutò la sua ospitalità; tuttavia, commosso dal suo dolore, accettò il pranzo ch' ella gli aveva preparato; ma le disse gravemente: "Mamma Andrèe, mamma Andrèe! Se ieri sera io avessi chiesto l' ospitalità nel nome del sacerdote Montfort, lei me l' avrebbe concessa; l' ho chiesta in nome di Gesù Cristo e me l' ha rifiutata. Questa non è carità".

Un pizzico di farina
Un giorno si presentò in una casa per chiedere qualcosa. La padrona gli rispose: "Ah! Mio buon Padre di Montfort, ecco sulla tavola l' ultimo pane e poi non ci resta più che un pizzico di farina". "Andate - diss' egli - andate a scopare la soffitta e portatemi d' ora innanzi del pane per i miei poveri". I suoi ordini furono eseguiti senza troppo sapere ciò che sarebbe accaduto. L' indomani salendo in soffitta, la donna fu sorpresa nel vedere un mucchio di grano, sufficiente per nutrire tutta la famiglia e soccorrere i poveri durante parecchi mesi.

Sfamati per miracolo
Sempre per i suoi poveri, compì un altro prodigio a La Chèze. La donna addetta alla cucina non aveva nella pentola che il cibo per dieci persone e il Montfort ne conduceva invece un centinaio. Il missionario le ordinò, malgrado tutto, di apparecchiare. Ella ubbidì e tutti furono saziati, senza con ciò dar fondo al cibo della pentola. Un' altra volta preavvisò che avrebbe condotto un numero considerevole di poveri. Gli fu risposto che non vi era che una mezza pagnotta e due o tre libbre di carne. "Non importa; - disse il Montfort - preparate da mangiare". Venuta l' ora del pasto, il buon Padre dispose i suoi poveri in due file nei viali del giardino, fu tagliato del pane e della carne per tutti e ne restò ancora.

La moltiplicazione dei pani
Una mattina, entrando in casa del sagrestano di Challans, trovò la figlia di costui intenta ad impastare la farina per fare il pane. "Prima di iniziare il lavoro, pensi ad offrirlo al Signore?" - le chiese il Montfort. "Non sempre" - ella rispose. "Non dimenticarlo mai" - aggiunse. E ciò dicendo, come per darle l' esempio, si inginocchiò presso la madia, fece una preghiera, benedisse la pasta e se ne andò. Venuto il momento di infornare, si notò che la pasta era più che raddoppiata, pura avendovi messo la stessa quantità di farina delle altre volte. Il sagrestano capì subito a chi attribuire tale prodigio; felice e riconoscente portò un certo numero di quei pani alla casa della Provvidenza per i poveri.

Pesante fardello
Un giorno il Montfott viaggiava da Angers al Monte s. Michele, sulla costa atlantica, per visitare il celebre santuario. Lungo la strada raggiunse un povero mendicante, che arrancava sotto un pesante fardello. Egli si offrì premurosamente ad aiutarlo e si prese sulle spalle tutto il suo carico. Giunti in questo stato presso una pensione, il Montfort chiese alloggio per sé e per il suo compagno di viaggio. Alla vista del povero cencioso, l' albergatore fece molte difficoltà e si decise ad ospitarli solo quando il missionario garantì il pagamento per tutti e due dell' intera spesa.

La prima Figlia della Sapienza
In un bel mattino dell' anno 1702, una ragazza diciottenne s' inginocchia al confessionale del Montfort, il quale per prima cosa le rivolge questa strana domanda: "Figliola, chi ti manda da me?" "Mia sorella" - risponde lei. "No - aggiunge egli - tu ti sbagli, non è tua sorella: è la Madonna". Quella ragazza si chiamava Luisa Trichet ed era figlia di un alto magistrato di Poitiers. Il giorno innanzi, sua sorella, dopo aver ascoltato una predica del Montfort, tornata a casa, aveva detto a Luisa: "Se sapessi che bel discorso ho ascoltato questa mattina! Sai, il predicatore mi è parso veramente un santo". La madre di Luisa, intanto, saputo il fatto, se ne lamentò con la figlia, dicendole: "Se ti confessi da quel prete, diventerai pazza come lui!" Il dialogo tra Luisa Trichet e il Montfort continuò. Dopo qualche tempo, ella ricevette da lui l' abito religioso col nome di Maria Luisa di Gesù. Superati molti ostacoli, divenne la grande collaboratrice del Montfort nella fondazione delle FIGLIE DELLA SAPIENZA, destinate ad aprire scuole ed asili e a soccorrere i poveri nelle loro necessità.