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I fioretti - L'amico della croce PDF Stampa E-mail
Indice
I fioretti
Un pellegrino misterioso
Nella sua terra natale
La Parigi del Re Sole
Missionario per il popolo
Il coraggio di un apostolo
Contemplativo e profeta
Il padre dei poveri
L'amico della croce
Tutto di Gesù mediante Maria
Educatore e maestro
Bagliori di santità
Chi continuerà la sua opera?
Per finire
Tutte le pagine

L'amico della croce

Amore per la croce

Gesù ha mostrato il suo grande amore per gli uomini soffrendo e morendo per loro sulla croce. Gli uomini, da parte loro, non possono mostrare il loro amore per Gesù che portando con amore la croce dietro di lui. Per richiamare questa duplice verità e metterla incessantemente sotto gli occhi dei fedeli, il Padre di Montfort piantava un po' dovunque la croce e si sforzava di infondere negli altri l' amore per essa. Egli ne era ricolmo. È sua questa incredibile affermazione: "Senza croce, che croce!" Scrisse una famosa lettera circolare agli Amici della croce, come dovrebbero chiamarsi tutti i cristiani.

Ricordo della missione
Non dava nessuna missione senza coronarla con l' erezione di una croce. Giunto il giorno della cerimonia, tutto il paese era in festa; le vie erano addobbate, gli stendardi spiegati al vento, durante la processione venivano cantati inni sacri. I portatori, quasi sempre a piedi scalzi, prendevano la croce sulle loro spalle. Quando la croce, inalberata sul più bel sito del paese, appariva agli sguardi di tutti, un discorso infocato del missionario delineava gli insegnamenti e i doveri per i fedeli. Spesso su questa croce, il Montfort faceva mettere dei piccoli cuori di ottone dorato a rappresentare le famiglie della parrocchia, come simbolo del loro amore per il Crocifisso. Ma il santo non si contentava di piantare la croce sulle colline, la "piantava" prima di tutto nel suo cuore.

La croce e il successo
A Vertou, una parrocchia cristiana, la missione veniva seguita con fervore straordinario. Il compagno del Montfort dovette faticare non poco per trattenerlo, poiché il santo voleva partire, dicendo che non operava in questo luogo alcun bene, perché non vi incontrava nessuna croce. Poco tempo prima era stato nella parrocchia di La Chevrolière, in cui le umiliazioni, la malattia, le difficoltà di ogni sorta avevano fatto risaltare il suo grande coraggio. In mezzo a tutte queste tribolazioni, era apparso raggiante di gioia e aveva abbracciato affettuosamente il parroco, che aveva avuto una parte non piccola in questa valanga di croci, e gli aveva promesso di ricordarlo con affetto per tutta la vita.

Veleno e contravveleno
Furenti di vedersi sfuggire la città di La Rochelle i calvinisti avevano deciso di chiudere per sempre la bocca del missionario. Un mattino, dopo la predica, avevano fatto versare del veleno in una bevanda a lui destinata. Il Montfort si accorse immediatamente della bevanda mortale e prese un contravveleno. La sua costituzione robusta resistette, ma ormai essa era stata intaccata. La sua salute d' ora in poi languirà. A causa di questo avvelenamento, il santo ebbe a soffrire orribili dolori intestinali. Per di più un ascesso mise in pericolo la sua vita. Fu ricoverato all' ospedale di La Rochelle e fu necessario ricorrere all' operazione che, dati i tempi, e nonostante l' abilità del chirurgo, non poté essere certamente accompagnata dai calmanti e anestetici offerti oggi dalla scienza moderna. In mezzo alle più atroci sofferenze aveva il coraggio di cantare: "Viva Gesù, viva la sua Croce!"

Il canto del gallo
Non contento di ricevere con amore le croci che Dio gli mandava,il Montfort affliggeva il suo corpo con ogni sorta di penitenze. Qualche volta si dava la disciplina prima di salire sul pulpito, dicendo scherzosamente a coloro che lo rimproveravano di tanto eccesso: "Il gallo non canta mai tanto bene se non dopo che si è battuto i fianchi". Aveva l' abitudine di digiunare il mercoledì, il venerdì e il sabato, e mangiava pochissimo gli altri giorni. Per timore di non soffrire abbastanza, aveva incaricato Fratel Nicola di dargli la disciplina. Lo teneva con sé solo a questa condizione.

Il calvario di Pontchateau
Da lungo tempo, il Montfort accarezzava l' idea di costruire un calvario monumentale in onore di Gesù crocifisso. Per eseguire il suo progetto, scelse la steppa di Pontchateau, nei pressi di Nantes. La sua potente eloquenza radunò lavoratori d' ogni paese, per innalzare una specie di montagna artificiale, in cima alla quale doveva essere eretta la croce. Si lavorava cantando inni sacri e con molto disinteresse e spirito di fede. Quando tutto era pronto, improvvisamente giunse un ordine del Re Sole che vietava di procedere alla benedizione del Calvario e anzi ingiungeva di demolirlo. Questa umiliazione fu davvero una pesantissima croce. Il Montfort si ritirò presso i Padri Gesuiti per fare gli Esercizi spirituali.

Nuovo Ercole
Quante volte il nostro santo dovette provare una stretta al cuore al ricordo del Calvario di Pontchateau! Risolvette almeno di mettere al sicuro le statue, accantonate sotto una tettoia in attesa di tempi migliori. Due carri capaci le trasportarono fino alle sponde della Loira. Ma come trasbordarle dal carro sulla barca affittata dal missionario per portarle all' altra riva? Il santo provvide lui stesso con la sua forza erculea. Si incollò a una a una le pesanti statue di legno di quercia e affondando nell' acqua e nella melma del fiume fino alla vita, provvide a caricarle sulla barca. Le statue furono deposte nell' ospedale degli Incurabili di Nantes. Vi restarono fino al 1748, epoca della loro collocazione definitiva nel ricostruito Calvario di Pontchateau.

"Lasciateli pregare..."
Il ricordo del bene operato dal Montfort rimase vivo nelle popolazioni da lui evangelizzate. Lo dimostra il seguente fatto, avvenuto 80 anni dopo la sua morte, durante la Rivoluzione francese. A Fontenay, dove nel 1715 il Montfort aveva eretto una croce-ricordo della missione, due armate si fronteggiavano: quella rivoluzionaria e quella cristiana. Quando fu dato il segnale della battaglia, il generale dell' armata cattolica venne avvisato che molti uomini, attardati a compiere le loro devozioni ai piedi della Croce del Montfort, non erano ancora in linea. "Lasciateli pregare - disse egli - si batteranno meglio dopo". Difatti, essi, terminata la loro preghiera,c on movimento rapido balzarono come leoni e il loro superbo slancio decise la vittoria.