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Rifiutando Gesù luce del mondo, viviamo nelle tenebre! PDF Stampa E-mail

"L’uomo guarda l’apparenza, ma il Signore guarda il cuore "

Nell’antica liturgia quaresimale questa domenica veniva chiamata “Laetare”.

La Chiesa invitava il popolo di Dio lungo il duro cammino penitenziale della Quaresima ad una sosta, ad un po’ di respiro, per riprendere con rinnovato ardore.

Inoltre, i catecumeni avevano già quasi ultimata la loro preparazione per il battesimo, e la Chiesa, con l’antifona della messa domenicale che inizia con “Rallegrati, Gerusalemme”, esprimeva la sua gioia poiché stava per generare al suo Sposo altri figli rinati alla grazia del battesimo e rigenerati per essere figli di Dio.

Si avvicinava, d’altra parte la primavera, segno del trionfo della vita sulla morte, della luce sulle tenebre di un lungo inverno (del peccato). Come la natura si ammantava di fiori e risorgeva a vita nuova, anche l’anima era invitata a risvegliarsi a vita nuova e a rivestirsi di virtù , simbolizzate dai fiori, che abbelliscono normalmente l’anima del cristiano. Vigeva allora, soprattutto a Roma, l’uso di portare in chiesa le prime rose, e i catecumeni se le scambiavano in segno di letizia per il battesimo ormai vicino.

Questo quadro era fatto per colmare i cristiani ed i catecumeni di gioia e di ottimismo, poiché, come dice Paolo: ”Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore”. Ed egli può allora esigere una coerenza di vita: ”Comportatevi da figli della luce”. E’ un monito che vale anche e soprattutto per i cristiani di oggi. In pratica, come spiega ancora Paolo stesso: ”Il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità”. Con la carità queste virtù devono brillare nel comportamento di ogni cristiano per essere degni di questo nome.

Gesù proclamò solennemente: ”Risplenda la vostra luce davanti agli uomini perché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”.

In questo contesto s’innesta la  liturgia della parola di questa domenica.

Nel vangelo il contrasto tra le tenebre e la luce viene messo ancora più in evidenza nella guarigione del cieco nato. In questo gesto simbolico, Gesù, luce del mondo, fa passare i credenti dalle tenebre dell’errore e del peccato alla luce della verità e della grazia. Attorno alla stessa simbologia della luce si sviluppa la seconda lettura: la condotta dei battezzati deve essere talmente limpida da non avere nulla da nascondere. Cioè, “come figli della luce”, non compiono azioni di cui vergognarsi.

Il racconto della consacrazione di Davide, il più piccolo dei figli di Iesse e semplice pastore del gregge, come re di Israele, nella prima lettura, si inserisce nella stessa prospettiva di elezione battesimale. I battezzati, scelti per libera iniziativa di Dio, sono resi partecipi della consacrazione messianica di Gesù, il discendente di Davide. Inoltre, come spiega Samuele, “L’uomo guarda l’apparenza, ma il Signore guarda il cuore”.

Giovanni, nel suo vangelo, presenta solo sette miracoli compiuti da Gesù.

Quello della guarigione del cieco nato occupa un capitolo intero e acquista così un rilievo eccezionale. Siamo di fronte a una narrazione in cui si mescola l’adesione fiduciosa alla chiusura pregiudiziale. Si possono chiudere gli occhi dinanzi alla luce, come se si fosse ciechi. Così i Giudei chiudevano gli occhi dinanzi a Cristo, la Luce del mondo.

Infatti, lo spettacolo di un uomo cieco fin dalla nascita solleva la curiosità dei discepoli di Gesù circa l’origine della malattia. Si informano secondo la mentalità ebraica che collegava infermità e colpa. Gesù insorge seccamente contro tale atteggiamento dinanzi alla malattia: ”Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è cosi perché si manifestassero in lui le opere di Dio…”

Il male è lì, sotto i nostri occhi, non perché lo spieghiamo o che assumiamo un atteggiamento fatalistico, ma perché lo combattiamo. Col suo comportamento Gesù indica chiaramente che la fede e principio di indignazione ma non di rassegnazione. Egli spalma del fango, ottenuto mescolando la saliva a un po’ di terra, e lo spedisce a lavarsi alla piscina di Siloe; quello, quando torna, ci vede benissimo.

Di fronte a quest’ evento miracoloso, i farisei si chiudono nell’incredulità, e il beneficato si apre progressivamente alla fede. Invece di un canto corale con gli “alleluia” per l’avvenimento straordinario accaduto, assistiamo ad una scena incredibile di contestazioni. I farisei chiamano in causa i genitori, i quali temono l’espulsione dalla sinagoga e mantengono una posizione di prudente riserva: ”Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà di se stesso”.

Il miracolato viene sottoposto a due stringenti interrogativi sulla faccenda.

Si direbbe che per questi vicini e i farisei andasse bene quando era cieco. Questi sono i ciechi che rendono impossibile il miracolo. La colpa imperdonabile secondo il loro parere è data dalla guarigione “irregolare”, cioè in un giorno di riposo assoluto, il sabato.

Interessante è anche il secondo interrogatorio: dopo aver riferito per l’ennesima volta i particolari del miracolo, il cieco nato stuzzica i suoi giudici con una osservazione ironica:” Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?”. Quelli reagiscono con gli insulti. Il cieco guarito un altro argomento disarmante:”…Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se colui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”.

Commovente è la confessione di fede del cieco guarito dinanzi a Gesù:”Io credo, Signore”. E gli si prostrò dinanzi. Si tratta di una doppia guarigione: quella del corpo e quella dell’anima. La cecità è l’incredulità, e l’illuminazione è la fede.

Nel cieco nato ci ritroviamo anche noi. Siamo nati ciechi, increduli; e il battesimo ci ha dato la grazia della vita spirituale, della fede.

In questo tempo quaresimale, dobbiamo verificare la nostra fede: E’ una necessità. Poiché anche noi, come i farisei, abbiamo spesso gli occhi aperti ma non vediamo chi è Gesù, il Salvatore; abbiamo spesso gli occhi ben aperti ma chiusi a causa della crisi di fede. Quanta indifferenza e quanta apatia nel servire il Signore oggi!

Quanta cecità! Gesù è impotente a guarire coloro che non ammettono la propria cecità.

Rifiutando Gesù Luce del mondo, viviamo nelle tenebre. Gesù riesce ad aprire gli occhi unicamente a quelli che non vogliono tenerli chiusi.