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Invito a convertirsi PDF Stampa E-mail

TERZA DOMENICA DI QUARESIMA 7 FEBBRAIO 2010

L'INVITO A CONVERTIRSI
CHE VIENE DALLA STORIA

La liturgia della parola di questa domenica propone alla nostra meditazione e alla nostra vita due temi principali: quello della liberazione e quello della conversione. Come dice il salmo responsoriale : « Il Signore agisce con giustizia e con diritto verso tutti gli oppressi. Ha rivelato a Mosè le sue vie, ai figli d'Israele le sue opere ».

Nella prima lettura, dal libro dell'Esodo, il Dio dei padri rivela a Mosè il progetto di far uscire dall'oppressione dell'Egitto il suo popolo e fa conoscere il suo nome: un invito pressante a ciascuno di noi, dunque, ad uscire dalla schiavitù e dall'oppressione del peccato, dalla persecuzione della morte, per raggiungere la Terra Promessa, cioè la vita nuova in Cristo.

Purtroppo, il popolo che Dio aveva liberato e che aveva fatto esperienza della bontà di Dio nei difficili anni di marcia nel deserto, non ha saputo corrispondere ai beni divini, come afferma Paolo nella seconda lettura ( 1 Cor 10, 1 - 6. 10 - 12 ), ed è caduto nelle mormorazioni e nell'idolatria. Certo, Dio offre la grazia della salvezza a tutti, ma chiede ad ognuno un impegno personale.

Nel brano evangelico ( Lc 13,1-9 ) Luca ricorda l'ammonimento di Gesù, che invita tutti a convertirsi, a cambiare vita prima che sia troppo tardi; la parabola del fico sterile, che mette alla prova la pazienza del contadino, ammonisce chi non si decide a far frutti: la pianta sarà tagliata. E' un modo per dire che bisogna cambiare, e da pianta sterile diventare pianta fruttifera. Fratelli, sorelle! dobbiamo convertirci, e io per primo.

L'uomo non deve abusare della pazienza di Dio, se non vuole correre il rischio di perdersi irrimediabilmente. Dio continua quindi a rivolgerci il suo invito alla penitenza e alla conversione: dobbiamo imparare a leggere i suoi richiami anche nelle catastrofi naturali e negli avvenimenti del nostro tempo, che non sono castighi da parte sua.
Si tratta più concretamente di leggere i segni della presenza di Dio nei piccoli e grandi eventi della nostra vita.

Persino la disgrazia che capita, infatti, è un appello pressante alla conversione. Con insistenza, due volte, nel Vangelo di oggi risuona l'invito categorico di Gesù sulla necessità della conversione: « Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo ». Egli non si riferisce alla morte fisica, ma alla morte eterna. Dove non c'è conversione, non c'è vita, né speranza né salvezza.

L'uomo si esclude da quest'ultima sempre da solo, con le sue scelte sbagliate e stravaganti. Colui che viene a cercare frutti sulla nostra pianta è Dio, ma Egli usa mandare a riscuotere innumerevoli individui, che incrociamo sulla nostra strada. Tutti hanno diritto di trovare, nell'esistenza di un discepolo di Cristo, in un cristiano, dei frutti, cioè qualcosa di buono che aiuti a vivere e che autorizzi a sperare. Infatti, con le strade invase dalla violenza, contaminate da parole assurde, avvelenate dalla menzogna, dall'egoismo, è naturale, logico e giusto che la gente si rivolga a noi, ai cristiani, pretendendo fatti concreti di giustizia, pace, onestà, perdono, coerenza. Le nostre azioni possono indicare che il nostro Dio è un Dio di misericordia, di giustizia e di amore.

Nella quotidianità, spesso il nostro fico produce delusioni a tutte le stagioni; è ricco esclusivamente di promesse non mantenute, di attese andate a vuoto, e cioè di foglie. Che sia la figura dei cristiani di oggi?

Ricordiamo che il fico senza frutti siamo noi. Occupiamo il nostro posto nella società e nella chiesa " sfruttando " il terreno, non dando i frutti che il Signore, piantandoci, ha progettato per noi: quanti doni di Dio sprecati! Quanti carismi lasciati marcire! Meriteremmo di essere tagliati.

Il tempo si è fatto breve, il mondo vive tragedie di ogni tipo e ha bisogno, per avere felicità, di mangiare il frutto del fico che il Signore ha piantato e che è il cristiano. Perciò prendiamo sul serio l'invito ad una conversione decisa in questo tempo.