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Questi è il Figlio di Dio PDF Stampa E-mail

Seconda domenica del Tempo Ordinario 

La testimonianza di Giovanni

Nel Cristo l'unità

di due popoli

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Commento

Siamo entrati in un nuovo periodo liturgico: il tempo ordinario o tempo della Chiesa.

Il verde, simbolo della speranza, della costanza nel cammino e dell'ascolto perseverante, caratterizza questo tempo delle domeniche “durante l’anno”.

Nella liturgia della parola si sente ancora l’eco della celebrazione della festa del Battesimo di Gesù. Infatti, la testimonianza del Battista, che applica a Gesù l’immagine dell’agnello innocente, avviene nella cornice del battesimo, pur non essendo esso esplicitamente menzionato nel quarto vangelo.

La prima lettura, dal profeta Isaia, riporta il secondo canto del “servo del Signore”, eco del primo, letto domenica scorsa. Con altre parole sono riproposte la chiamata e la missione del “servo”, identificato con Israele. Il popolo di Israele è scelto da Dio per essere “luce delle nazioni” e portatore di salvezza “fino all’estremità della terra”. Questo compito sarà attuato dalla Chiesa. L'immagine della luce che illumina il mondo è propria del vangelo di Giovanni, e  presenta la missione di Gesù, vera “luce del mondo”.

La rilettura cristologica della figura del servo è favorita anche dal salmo responsoriale (il 39), che fa da risonanza al testo di Isaia. Per il salmista, tutta la legge di Dio è condensata in un'espressione: ”compiere il tuo volere”. Il servo vero, che rivela e compie integralmente la volontà di Dio, è Gesù Cristo.

Nel brano evangelico Gesù è chiamato l’”agnello di Dio”, “colui che toglie il peccato del mondo”. In queste parole del Battista si profila l’immolazione del Signore, il nuovo e vero Agnello pasquale, che nel suo sangue laverà le colpe di tutti gli esseri umani. Questa frase è entrata nella liturgia eucaristica, pronunciata dal sacerdote prima della comunione.

Da notare: il Battista non parla di qualche peccato, commesso da qualche individuo, ma dice:“il peccato”, per indicare tutti i peccati o tutto ciò che è peccato; parla anche “del mondo”, senza cioè porre limiti di spazio e di tempo.

Con la sua indicazione rivelatrice, ”Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”,Giovanni segnala la presenza dell’Atteso. Tuttavia, questa informazione presuppone in chi la ascolta un interesse. Dio, che viene a cercare e a salvare gli uomini, si fa trovare da quelli che lo cercano. D’altra parte, un vero cercatore di Cristo, colui che è venuto a cercare i peccatori, sa che Dio è il divino Cercatore dell'uomo: "Come pecora smarrita vado errando; cerca il tuo servo" (Salmo 118,176). E Gesù risponde, per mezzo del profeta: "Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata..." (Ez 34, 16).

E' l'esperienza rigenerante del perdono, del peccato che finalmente ci è tolto da Gesù. Lo scoprirsi salvati personalmente da Lui. Additare a tutti il Cristo, Colui che ci libera dal peccato, come ha fatto il Battista, è la testimonianza che noi cristiani dobbiamo dare insieme.