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Tutti i Santi: 1 novembre 2010 PDF Stampa E-mail

La via della santità
non conosce confini

+ Dal Vangelo secondo Matteo Mt. 5, 1-12.

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».


Giornata Mondiale della santificazione universale
Nella solennità di Tutti i Santi la Chiesa celebra la moltitudine di uomini, donne, bambini e adulti che vivono nella gioia e nella gloria del Paradiso.
In loro l'evento della salvezza è divenuto storia personale e il mistero pasquale si è reso quotidianità. Facendone memoria, essa anzitutto celebra l'amore misericordioso di Dio che li ha accolti.

I santi sono stati in mezzo a noi, si sono dedicati alle nostre stesse occupazioni ordinarie e hanno avuto i nostri stessi problemi. Ma hanno privilegiato la fede, il timore e l'amore di Dio, la carità e la preghiera.
Essi hanno risposto all'amore di Dio facendosi imitatori di Cristo.
La solennità di Tutti i Santi appare allora come una sfida, perché la santità è un affare che ci riguarda da vicino. Purtroppo, le nostre strategie di base sono spesso la mediocrità, l'indifferenza e l'allontanamento. Immaginiamo la santità per gli altri, per alcuni privilegiati o predestinati; l'osserviamo da lontano come inarrivabile, inavvicinabile, in una dimensione che non è quasi del nostro mondo.

Questa festa ci invita a fare l'operazione inversa, a praticare la santità come vocazione e condizione normale del cristiano, alla nostra portata. La santità è quindi l'affare di tutti e fa parte delle nostre possibilità. A ragione, Léon Blois ha scritto che: "C'è una sola tristezza nel mondo, quella di non essere santi".

Il brano evangelico presenta l'orizzonte in cui si dispiega la regalità di Dio, fonte e garanzia di felicità per tutti noi. A questo annuncio gioioso fa eco il brano di Giovanni, nella prima lettura, che risale alla fonte di quel processo di assimilazione a Dio da parte dei suoi figli che si concluderà con la piena comunione finale, quando noi lo vedremo così come Egli è.
Lo stesso tema appare nella seconda lettura con un linguaggio apocalittico. L'identificazione dei servi di Dio contrassegnati dal suo sigillo è data mediante la simbologia numerica:"Centoquarantaquattromila da ogni tribù d'Israele" e "una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua".

La loro condizione di salvati viene espressa con la scena simbolica della liturgia celeste attorno al trono di Dio e all'Agnello. Indossano vesti candide, segno di festa, con le palme in mano, simbolo della vittoria che hanno riportato sul male e sulla morte.

L'espressione "beati", che appare otto volte nel vangelo, è, fin dall'Antico Testamento, una formula di congratulazioni, di felicitazione. Nel Nuovo, come ha scritto papa Benedetto XVI, essa introduce le pennellate essenziali con cui viene tracciato l'identikit del Signore Gesù: la fisionomia interiore del Cristo, infatti, è perfettamente rintracciabile proprio nelle Beatitudini. Ad esse il cristiano deve conformarsi per assomigliare al Maestro ed essere così riconosciuto dal Padre.

Esse sono anche l'annuncio di una gioia a venire.
A chi segue fedelmente Gesù sulla strada delle Beatitudini,
Gesù assicura felicità piena e duratura nella casa del Padre.
E allora: santi e sante di Dio, pregate per noi.

Buona festa !