| 14 Febbraio 2012 |
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VANGELO (Lc 10,1-9) + Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».
Commento Le due letture di oggi parlano dell'evangelizzazione a proposito dell'apostolato dei santi Cirillo e Metodio.
Il testo di Isaia parla già di "buona notizia" ed esprime un movimento centripeto verso Gerusalemme; il messaggero annuncia la pace "le sentinelle vedono con i loro occhi il ritorno del Signore in Sion", tutti i popoli guardano la santa città. Nel Vangelo il movimento è inverso. Gesù invia gli Apostoli nel mondo: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura... Allora essi partirono e predicarono dappertutto". Ci sono dunque due dinamiche diverse nell'AT, si pensa la salvezza come la venuta delle nazioni a Gerusalemme, il centro del mondo, dove si sale al monte del Signore, che attira tutti; nel NT Gerusalemme non è più il centro dell'unità, il "luogo" dell'unità è ora il corpo di Cristo risorto, presente in modo misterioso dovunque sono i suoi discepoli. "Andate in tutto il mondo". Ecco la legge dell'evangelizzazione, senza evidentemente perdere il legame con Gesù, luogo dell'unità di tutti coloro che credono in lui. U problema per i santi Cirillo e Metodio è stato proprio quello di andare ad altri popoli, malgrado le grandi difficoltà, che non erano solo difficoltà di viaggio (c'erano certamente anche quelle, nel ix secolo), ma difficoltà di rivolgersi a popoli che non erano di cultura greca o latina, i popoli slavi. Cirillo e Metodio furono veramente pionieri di quella che oggi si chiama "inculturazione", cioè il tradurre la fede nella cultura del paese invece di imporre la propria. Essi tradussero la Bibbia in slavo celebrarono la liturgia in lingua slava, una audacia per la quale furono denunciati a Roma da missionari latini. Venuti dal papa per discolparsi, furono capiti, approvati da lui che, dopo la morte di Cirillo avvenuta appunto a Roma, un 14 Febbraio, consacrò Vescovo san Metodio e lo rimandò nei paesi slavi a continuare la sua opera di evangelizzazione. Oggi si è preso più coscienza di questo problema che per secoli ha causato incomprensioni, condanne e ritardi nell'evangelizzazione. Ormai ci si rende conto che la fede è separabile da ogni cultura e deve radicarsi in ognuna di esse, come fermento che le impregna del Vangelo. È un problema non solo di popoli diversi, ma di generazioni diverse: in ogni generazione la fede domanda di essere espressa in modo nuovo. È sempre la stessa, ma è un fermento di vita che chiede di crescere e di trovare sempre nuove forme per progredire. Proprio Gesù ha paragonato il Vangelo a un seme di senapa che cresce, si trasforma, diventa un albero. Dobbiamo avere la preoccupazione di andare agli altri e di non obbligarli a uniformarsi alle nostre abitudini, a ciò che noi pensiamo sia il meglio. Andare agli altri come Gesù è venuto a noi: facendosi uomo, accettando tutto ciò che è umano per farsi comprendere dagli uomini e poterli introdurre nella sua intimità. San Paolo ci spiega che l'unità è possibile solo nella diversità dove ognuno si esprime secondo la propria vocazione e si adatta agli altri per formare un solo corpo nella molteplicità delle sue membra. Preghiamo allora così: "Padre tu che ami ciascuno di noi come un figlio e vuoi che ciascuno esprima in modo personale il mistero del tuo amore, donaci di accogliere ogni nostro fratello come egli è, perché possiamo tutti rimanere nell'unità del tuo amore". Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Nei giorni scorsi sono stati avvistati in alcune città diversi lupi, costretti a scendere dalle montagne a valle a causa della neve che non permetteva di trovare cibo e di mangiare. I lupi vivono d’istinto animale, sono famelici e divoratori, difficilmente addomesticabili perché non mansueti, anche se oggi difficilmente attaccano l’uomo. Leggiamo una scheda sui lupi: «I branchi di lupi cacciano in maniera cooperativa qualunque grande erbivoro si trovi nel loro territorio, mentre gli esemplari solitari si limitano di norma alla caccia di prede piccole e medie, nonché di bestiame come pecore, capre e vitelli. È anche vero che ci sono stati casi negli Stati Uniti di lupi isolati che hanno ucciso alci e bovini adulti, approfittando del fatto che questi fossero rallentati dalla neve alta. Lupi isolati, almeno fino a meno di un secolo e mezzo fa, in Italia ed Europa in alcuni casi divennero antropofagi, attaccando e divorando soprattutto donne e bambini, come accadde nei casi di Palazzolo Acreide (Sicilia) alla fine del XVII secolo e a Cusago nel XIX secolo. Le tecniche di caccia del branco vanno dall'attacco a sorpresa alle cacce a lungo termine. Attraverso una meticolosa cooperazione, un branco di lupi è capace di inseguire una grande preda per alcune ore prima di arrendersi, sebbene il tasso di successo di questo tipo di caccia sia relativamente basso. Spesso prede dei lupi, se in branco, sono alci, caribù, cervi e altri grandi ungulati. I lupi cacciano anche roditori e piccoli animali, seppure in maniera limitata, poiché un lupo medio necessita per sopravvivere, dai 1,3 ai 4,5 kg di carne al giorno. Ciò non significa che i lupi abbiano la possibilità di mangiare ogni giorno: i lupi di rado mangiano quotidianamente, così, quando ne hanno la possibilità, arrivano ad ingurgitare anche 9 kg di carne. Quando cacciano prede molto grandi, i lupi attaccano da tutte le direzioni, puntando specialmente al collo ed alle parti laterali dell'animale. Normalmente, le prede sono animali troppo anziani, feriti, o troppo giovani; tuttavia, anche animali sani possono occasionalmente soccombere». Quando Gesù parlava di lupi, intendeva queste bestie pericolose, raccomandava di stare molto attenti agli uomini che hanno l’istinto animale dei lupi, capaci di divorare la dignità dei discepoli di Gesù e di eliminarli socialmente. Biblicamente parlare di lupi si intende evidenziare la depravazione e la putrefazione interiore degli uomini corrotti, quegli uomini che hanno una mente sconvolta da turbamenti paranoici e che pensano sempre a fare del male agli altri. All’esterno si mostrano sorridenti, anche gentili, apparentemente sereni. Riescono ad ingannare molti, pur mostrando sul volto i lineamenti imbarazzanti simili ai lupi. Nel mio libro “La corruzione nella Chiesa” ho evidenziato che oggi al suo interno vivono un po’ di lupi, «è stato lo stesso Papa Benedetto XVI nella Santa Messa di insediamento il 24 aprile 2005 a parlare di complotti e di un pericolo gravissimo dentro la Chiesa: “… pregate per me perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”. Chi sono questi lupi? Non certamente i Sacerdoti e i Religiosi, si tratta, senza alcun dubbio, di Cardinali e Vescovi che sbranano e mordono» (pagine 10-11). Nel Vangelo di oggi Gesù dice agli Apostoli e a tutti i cristiani: “Vi mando come agnelli in mezzo a lupi”, a quel tempo però i lupi rimanevano esclusivamente all’esterno della nascente Chiesa, in questi tempi non è più così. È opportuno leggere dal mio libro a pagina 54 “il piano massonico per la distruzione della Chiesa Cattolica” http://www.gesuemaria.it/files/libro%206-ottobre-2011.pdf Nella società civile è quasi un disastro, prevale l’atteggiamento egoistico e spesso malizioso. La perdita di Dio avviene con molta facilità, i molteplici impegni riducono il tempo e l’amore alla preghiera personale, sono molte le preoccupazioni e le lotte in famiglia e negli ambienti di lavoro. Le famiglie sane e tutto sommato armoniose sono quelle in cui si prega insieme ogni giorno. La presenza della preghiera scaccia via i lupi che sono dentro l’uomo debole. Gesù ci chiede di diventare come agnelli, nel senso rispettoso del significato. «L'agnello occupa un ruolo fondamentale in molte religioni, soprattutto nel cristianesimo. Esso è infatti simbolo di purezza, di semplicità e di innocenza. Gesù Cristo è alle volte simboleggiato da questo animale, come nel caso dell'Agnello pasquale: nel suo ruolo di vittima sacrificale per i peccati commessi dall'umanità, Gesù viene spesso riferito come Agnus Dei, l'Agnello di Dio». Il nostro cammino spirituale deve raggiungere la purezza, la semplicità e l’innocenza, non è facile lo so, ma questo è il vero cammino di perfezione. Se oggi cadete nel peccato e vi andate a confessare, dovete proporvi la lotta a quel peccato e al tempo stesso la pratica della virtù opposta. Per una settimana proponetevi ogni mattina nella preghiera la pratica di una virtù con vero impegno e di resistere alla tentazione sul peccato che più vi fa peccare. Questa lotta sembra difficile invece è piena di gioia, perché la preghiera è gioia. Solo quando assumeremo le caratteristiche dell’agnello riusciremo a compiere un grande e fruttuoso apostolato. Gesù non ci manda nel mondo solo per dire le sue parole, ci invia soprattutto per dare qualcosa, dobbiamo donare agli altri la pace del Signore. È facile dire le parole del Vangelo, difficile è dare amore, perdono, pace, gioia. Gesù ci rende persone nuove se siamo docili a Lui e seguiamo i suoi insegnamenti. Così si diventa veri apostoli. |







