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Una visita inaspettata PDF Stampa E-mail

Non ci perdiamo d'animo

29 aprile 2011

ARTICLE-WEB
Giornata afosa questa mattina.

Il programma previsto è inaspettatamente sfumato. Il partito comunista ha deliberato uno sciopero. Nessuno può uscire dal villaggio. La minaccia di ritorsioni è alta, si rischia grosso. Qualsiasi macchina o persona che non aderirà al blocco comunista verrà bloccata e subirà la conseguente punizione.

Che strano, è la prima volta che mi trovo in questa situazione.

Io, che vengo da un paese democratico e libero, mi trovo a far parte di una situazione a dir poco curiosa.

Siamo praticamente bloccati nel nostro villaggio.

Pazienza, ci vuole pazienza, del resto, anche se non centro nulla con questa realtà, c’è sempre il pericolo di incappare in qualche spiacevole situazione. Ma noi, non ci perdiamo d’animo.

Fratel Matteo Kavumkal ha già pronto il piano sostitutivo. Visiteremo alcune povere famiglie residenti nel circondario.

Incredibilmente, proprio a causa di questa bizzarra situazione, ho l’occasione di poter incontrare una delle famiglie più misere e povere. Sembra che lo sciopero sia arrivato provvidenziale. Senza questa particolare prigionia, non avrei mai incontrato queste persone.

Come al solito, mi ripeto che nulla capita per caso.

Ebbene, ci avviamo a piedi per incontrare questa famiglia che già da qualche tempo chiede soccorso e aiuti per l’istruzione dei propri figli.

Dopo un sentiero e qualche saliscendi, si intravede, nella fitta vegetazione, una misera e curiosa casa. Tra i continui riecheggiamenti  di un fastidioso abbaiare, incontriamo un bambino che tranquillamente sta seduto su una radice di un albero, sembra attenderci.

Fratel Matteo, da buon professore qual è, scherzosamente lo interroga, facendogli dire la sua età in inglese. Con mia sorpresa, il bambino, tranquillamente e senza alcuna remora, ci dice la sua età in un corretto inglese. Bravo, evidentemente la scuola funziona nel suo insegnamento.

Poco dopo, ecco arrivare il padre e la madre che, con la loro ineguagliabile ospitalità indiana, ci accolgono nella loro modesta casetta.

Anche se fuori dal mondo, è un bel posto, ma sicuramente, un po’ scomodo per vivere. Forse c’è un po’ troppa umidità in questa zona, comunque, bisogna dire che siamo verso la fine del periodo caldo e che nell’aria già si prepara l’arrivo dei monsoni.

Entriamo nella casa.

Ecco quindi che dopo tre scalini, ovvero tre massi accatastati, mi ritrovo avvolto in una tenue luce, o meglio, penombra.

Per fortuna che fuori c’è il sole, altrimenti mi sembrerebbe di essere entrato nell’antro di una caverna. Dopo pochi passi mi ritrovo innanzi ad un’anziana signora seduta su una misera branda. Ci saluta cordialmente, ma c’è qualcosa che non va in lei. Che strano sguardo, forse è un gioco d’ombra dovuto all’oscurità ?

No.

Fratel Matteo mi dice che tale signora, durante il giorno è sempre seduta in quel misero giaciglio, altro non può fare. A causa della sua povertà non ha potuto curarsi il diabete, ed ora, si ritrova completamente cieca e in balia di questa malattia. Per fortuna che suo figlio l’ospita nella sua casa, altrimenti, chissà quale poteva essere il suo destino.

Povera gente, ma, quanta dignità anche in questa continua sofferenza.

Salutata, senza non poca emozione, questa povera signora, la nostra visita, prosegue nelle altre buie e spoglie stanze.

Povere brande fungono da giacigli, sia per i figli che per i genitori. Qualche sporadica mensola, accoglie i vestiti di tutti i giorni e altre modeste cose della loro vita quotidiana.

Antiche foto, appese alle spoglie mura, non intonacate, ricordano lontani parenti, forse i nonni o altri avi ormai passati a miglior vita.

Anche nella povertà il ricordo dei parenti rimane sempre vivo.

Giungiamo così alla cucina.

Pentolame assortito appeso alle mura, fa da contorno al focolare. Ora, l’unica luce presente è proprio quella del fuoco. In mezzo a questa strana quanto calorosa luminosità, improvvisamente, vado ad urtare qualcosa, dal buio, ecco spuntare un altro piccolo bambino che non era presente al nostro arrivo, anzi stava letteralmente nascosto in cucina.

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Subito ogni mistero è svelato, è il figlio più piccolo di questa povera famiglia.

Proprio una bella sorpresa questi due grandi occhi che mi scrutano dal basso verso l’alto, chissà cosa avrà pensato in quel momento quel bambino vedendomi improvvisamente apparire nelle sua cucina e con in mano una macchina fotografica.

Probabilmente, non lo scoprirò mai.

Ecco, in breve tempo, abbiamo visto tutta la casa.

Cosa dire ? Cosa fare ?

A questi due poveri genitori, chiaramente non acculturati, non aventi una minima nozione scolastica, promettiamo un aiuto per l’istruzione dei loro figli.

Nonostante la fievole luminosità, nei loro occhi si può ben scorgere una bagliore di speranza. La gioia di non essere abbandonati alla loro dura vita, illumina i loro stanchi volti scavati dalla quotidiana fatica.

Poter vedere la contentezza nei volti di questa povera gente, sicuramente è il momento più emozionante di queste visite.

Eccoci quindi sulla soglia della casa per il saluto finale.

Dopo tanta oscurità, i nostri occhi vengono accecati dalla luminosità esterna. Sembra di essere usciti da un altro mondo.

La foresta ci accoglie con tutti i suoi colori e il calore del sole ci ricorda che la giornata è decisamente calda e afosa.

Lo sciopero continuerà per l’intera mattinata, poi saremo liberi di girare per poter incontrare altre famiglie lontane.

È stato un bell’incontro.

La presenza di Fratel Matteo, l’arrivo di un ospite straniero, la loro cordialità, la loro calorosa ospitalità, per un po’ di tempo, hanno fermato l’estenuante ritmo che scandisce la quotidiana vita di queste persone. Una quotidiana lotta per sopravvivere.

La  quotidiana lotta per non essere esclusi da una società che spesse volte, a causa di interessi ed egoismo, non ascolta il grido di aiuto di questa povera gente.

E noi ?

A noi, ancora una volta, ci è stata concessa la gioia di  poter accendere un lume di speranza in mezzo a tanta oscurità.

Giuseppe Dei Rossi
Benefattore