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Siamo ormai in viaggio!!! PDF Stampa E-mail

Mai una volta!

MAI-UNAMi trovo al lavoro, e da una delle finestre, osservo la pioggia che cade insistente.

Una leggera foschia circonda l’orizzonte di questa città lagunare, e un po’ alla volta, si fa spazio nella mia mente quel giorno di poco tempo fa….in Kerala…nelle foreste del Kerala…

16 Ottobre

Siamo ormai in viaggio da questa mattina, finalmente siamo arrivati alla scuola. Incontriamo subito una famiglia composta da una ragazzino e sua sorellina, con la loro madre. Immediatamente, sia a Fratel Matteo che a me, ci colpisco gli occhi di questa piccola: meravigliati, curiosi, puri.

Dobbiamo arrivare alla loro casa, dispersa chissà dove, nella foresta, vedremo la maniera.

Nel frattempo, il cielo, ormai come ogni pomeriggio, si rannuvola e già in lontananza si odono i primi poderosi tuoni che riecheggiano nelle selvagge e isolate foreste.

Proprio quando arriva la jeep, unico mezzo per poter raggiungere quella famiglia, ecco che si scatena un vero diluvio.

Dopo un po’, capisco che non andremo a trovare una sola famiglia ma due. Quindi strade diverse, luoghi diversi e lontani dal mondo. Mi ero sempre chiesto com’è la vita nelle foreste nel periodo dei monsoni, ebbene sono stato esaudito.

La pioggia, che inizialmente cadeva in maniera tranquilla, ora, si è trasformata in un vero diluvio; comunque si parte, pioggia o non pioggia, abbiamo il dovere di incontrare queste povere famiglie.

Nella jeep, Fratel Matteo stava davanti con l’autista, io stavo dietro assieme agli studenti. Si sorride, si scatta qualche fotografia, ma soprattutto ci si ripara dal diluvio.

Non fa freddo, ma in compenso, l’ambiente si trasforma in maniera incredibile. Dalle cime collinose, le nubi scendono imponenti e da ogni lato della strada, cominciano a sgorgare piccoli fiumi rossicci.

Sino a qui tutto bene, in fondo una minima presenza di asfalto c’è, una minima sicurezza c’è…ma durerà poco.

Dopo qualche chilometro, l’ambiente cambia nuovamente. Niente asfalto, solo un piccolo sentiero sassoso, fangoso e per giunta molto erto.

La jeep ora arranca tra enormi massi e il fango. Quelle strade, grazie al diluvio che non accenna a diminuire, sono ormai diventate orribilmente fangose e scivolose. Pertanto siamo continuamente costretti a mettere a dura prova i freni e gli ammortizzatori di questa jeep.

Sobbalzo dopo sobbalzo, alla fine, raggiungiamo una prima casa, ormai circondata da enormi pozzanghere e fango.

Beh ! Penso, almeno siamo arrivati.

< ma Beppe guarda che non è questa la casa dei ragazzi,

bisogna continuare a piedi >

Come ! Ancora più su ?

Esattamente, bisogna continuare per un altro erto sentiero fangoso. Per fortuna, la pioggia ora è diminuita, ma poderosi tuoni continuano a rimbombare nella foresta.

Brutto segno !

Sia pur esperto di montagna, con le mie scarpe, scivolo spesso a causa del fango  e dell’erba fradicia, ma si prosegue.

Come dice Fratel Matteo, dobbiamo capire e sperimentare anche noi ciò che questi bambini vivono per sei mesi all’anno.

Accompagnati da i due ragazzini, finalmente raggiungiamo la loro misera casa, accolti dall’abbaiare di un cane e dalla pioggia che  riprende a cadere insistente e furiosa.

Ancora diluvio universale, ma ora siamo al riparo all’interno della casetta di questa povera famiglia.

I due ragazzi, sia pur soli, in attesa dell’arrivo dei loro genitori, non si perdono d’animo e ci preparano subito una calda bevanda come l’accoglienza indiana impone, l’ospite è sacro.

Nel frattempo, all’esterno, il diluvio imperversa instancabile e attorno alla casa si sono già formati dei grandi laghi rossi e altrettanta fanghiglia. Ma siamo contenti tutti, noi e loro.

Solo il cane sembra non gradire, anche perché è toccato proprio a lui stare sotto la pioggia, ma oggi ci sono degli ospiti deve adattarsi.

Per più di un’ora rimaniamo rintanati nella casa, ma l’arrivo dei genitori rallegra ancora di più l’ambiente. Si parla, si ride, si fotografa e alla fine si aspetta la conclusione del temporale.

Ad un certo momento, osservo gli occhi di uno di questi ragazzi che improvvisamente si illuminano, cosa ha visto ?

Seguo il suo sguardo e vedo all’esterno l’arrivo di un petti giallo, anche lui sembra darci il benvenuto. Saltella e si lascia tranquillamente fotografare. È l’avviso che il diluvio è ormai giunto al termine, si  può uscire all’aperto, non c’è il sole, le nubi sono basse ma almeno non piove.

Ci salutiamo, abbiamo trascorso une bella giornata, ma ora bisogna andare dall’altra famiglia, quella della bambina dagli occhi curiosi e puri.

Si ritorna così alla jeep e cominciamo la discesa.

Altri sobbalzi, scendere è ancora più faticoso che salire.

Sassi, fango, tutto sembra frenarci, ma alla fine riprendiamo l’asfalto.

Osservo ancora l’ambiente. Tutto sembra così diverso, vedo cascatelle e torrenti di acqua rossiccia che prima non c’erano, ma quanta strada devono percorrere questi ragazzi per tornare a casa dalla scuola ?

Tanta strada, veramente tanta strada.

Dopo aver dato un passaggio ad un contadino del luogo, puntiamo alla seconda casa, ma dove si trova ?

Nuovamente, ben presto lasciamo l’asfalto e ritorniamo nei torbidi sentieri sassosi e fangosi. Sobbalzi a non finire, scattare una foto diventa cosa molta problematica.

Ma questa jeep ce la farà a resistere ?

Per fortuna, il temporale ci da una tregua, ma la strada è veramente tremenda, percorrerla con la jeep diventa un continuo tormento per le nostre schiene ormai indolenzite.

Ma ecco, il ragazzo che è con noi, ci fa capire che siamo arrivati alla sua casa, dobbiamo scendere a piedi per un altro erto sentiero e finalmente ci accoglie la dolce bambina assieme alla sua mamma e al resto della sua famiglia. Una mucca, posta la vicino, con un fragoroso muggito, sembra accoglierci, a modo suo… va bene così.

Ma dove vive questa gente ? Siamo veramente lontani dal mondo abitato, nell’assenza totale delle comodità quotidiane, ma come fanno a vivere in queste condizioni ?

La bambina, a cui in mattinata avevo regalato una penna, si presenta d’innanzi a me con il suo tesoretto e mi sorride.

Alla fine, me la ritrovo tra le mie braccia per una amorevole fotografia.

Io e Fratel Matteo ci parliamo, ci capiamo.

Quanta povertà ma quanta umanità c’è in questa famiglia.

L’umanità è tale che, anche se miseri, la loro nonna, seriamente ammalata, vive con loro; non va abbandonata in balia del suo destino.  Mio Dio quante cose avremmo noi da imparare dalla loro vita, da quella miseria così ricca di umanità e di amore.

Ormai il tempo stringe e nella foresta cominciano a scendere le prime ombre della sera.

In lontananza, le selvagge colline, sono continuamente illuminate da lampi di luce, segno che il temporale non è svanito ma continua a girare.

Dopo calorosi e amorevoli saluti e la promessa, la speranza di un aiuto, ci congediamo anche da questa famiglia.

Ci aspetta il tortuoso viaggio di ritorno.

Dopo ancora una serie di sobbalzi la jeep riprende la strada asfaltata e ci riporta al punto di partenza, la scuola.

Qui, ritroviamo il nostro Babu che ci riporterà alla base con la vettura delle suore.

Con nostra sorpresa, ci accorgiamo che uno dei sospensori della jeep è distrutto, era prevedibile, considerando il tipo di strada da percorrere, ma fortunatamente tutto è andato bene.

Ora, in macchia ripenso a queste due famiglie.

Ripenso a quanta strada, a quale tipo di strada devono percorrere quotidianamente questi ragazzini. Con la pioggia, il fango, il sole, il diluvio, ore di strada, attraverso il mondo selvaggio delle foreste.

Bravi, loro sono i nostri eroi.

Ormai, guardo la sera scendere nelle foreste e ripenso a quelle famiglie e alle parole  del nostro guidatore di jeep e accompagnatore

< queste due famiglie che abbiamo visitato, non hanno mai assaggiato, conosciuto, cosa vuol dire avere un minimo di comodità umana, mai una volta >

La notte è scesa, il buio è totale nelle foreste, l’oscurità è impenetrabile. La pioggia è tornata a cadere e con lei si odono nuovamente i cupi brontolii dei tuoni.

Mi tornano alla mente i volti dei quei ragazzi, di quella bambina. Ma ora voglio pensare che in quelle povere famiglie si è accesa una piccola luce di speranza che illumina le loro vite.

Lo spero veramente. Deve essere così.

Giuseppe Dei Rossi.