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Vivere e sperare nell'altro Kerala PDF Stampa E-mail

preview_giuseppeLa prima comunione di Angel e vita tra le colline

Ancora una volta India, ancora una volta Kerala, ancora una volta l'altro Kerala. Si sono ritornato con fratel Matteo ancora una volta a vivere in quelle foreste, in quelle case, tra quella gente, in quei pensieri, tra quelle voci, tra quei colori, tra quelle emozioni. L'occasione questa volta è partita da un invito, un semplice invito a partecipare alla prima comunione della "mia assistita", Angel, chiaro che a questo richiesta non si poteva mancare, non si poteva mancare a quel momento che ogni persona ricorderà sempre per tutta la vita, nacque così questa nuova esperienza in terra indiana. Cosa ricordare di ciò ? Considerando che anche questa volta è stata un intensa esperienza di vita devo dire che le cose, i fatti, i personaggi, le sensazioni da ricordare son sicuramente molte.

Ma questa volta voglio soffermarmi soltanto su due momenti di questi giorni; primo di questi è la prima comunione della bambina che seguo da un po' di tempo: che giornata speciale, è stata per me e per Angel, penso che una giornata simile se la ricorderà per tutta la vita. Già è una cosa meravigliosa ricevere per la prima volta la santa comunione, aggiungi la presenza di fratel Matteo e anche la piccola presenza dello "zio" dell'Europa vedrai che la giornata diventerà una di quelle giornate da non dimenticare.

Ora pensate quale speciale onore ha ricevuto quella piccola e fragile bambina, ricevere la sua prima santa comunione dalle mani di fratel Matteo; tutti i bambini la ricevono dal loro parroco, lei esclusivamente dalle mani di quel fratel Matteo così amato per la sua intensa Opera, così stimato per il suo valore, la sua Fede, aggiungete quindi, evento nell'evento, l'umile presenza del sottoscritto alle spalle di sua madre e di suo padre nel momento culmine di tutta la celebrazione, praticamente da padrino aggiunto, e capirete quale tipo di emozione avrà provato quella bambina, quella famiglia e quello stesso "zio" arrivato appositamente da Venezia. Non trovo parole per descrivere quel momento, quella sensazione, ma solo una parola, grazie Matteo per aver avuto la possibilità di vivere quell'attimo, di assaporare quel valore.

Lasciamo ora Angel, la sua casa, il pranzo, il fratello, l'adorabile terribile sorellina, i parenti i genitori e passiamo quindi a quel secondo momento a cui inizialmente accennavo, il viaggio, anzi l'avventura attraverso le colline. Sicuramente molta gente non sa che le verdi e boschive colline del Kerala non sono famose solo per l'albero del jackfruit, ma per il fatto che sono abitate da un enorme numero di famiglie, molte delle quali bisogne di aiuto, e proprio in uno di quei giorni io e Matteo andammo a trovare quelle persone. Ora, andare a trovare tali famiglie sicuramente non è stata quella che si può definire una tranquilla passeggiata nei boschi, anzi tutt'altro, e nelle prossime righe vi renderete conto di come tutto ciò risultò essere una faccenda ben diversa da quella immaginata.

Già, poco dopo la partenza, ci si rendeva conto che le distanze tra case e case non erano per niente brevi, così sin dalla prima famiglia, lasciato il pulmino per cause di forza maggiore, dovemmo inerpicarci a piedi per irti sentieri boschivi. Viaggia e viaggia giungemmo anche ad una famiglia che per motivi chiaramente economici era stata costretta dai ricchi vicini musulmani (in quel caso e in altri casi ricchi comunisti) padroni delle migliore terre, a trasferirsi in una zona a dir poco fuorimano e con chiari problemi pratici, quindi poveri, cristiani e messi in disparte. Col passare delle ore, il caldo aumentava e la densa afa cominciava a farsi sentire, e con il paesaggio che cambiava sempre di più, la situazione di conseguenza cominciò a richiedere maggiore attenzione. Infatti a causa del terreno sempre più irregolarmente accidentato, tortuoso, fangoso, fummo costretti ad abbandonare il mitico pulmino per servirci di una jeep, l'unico mezzo possibile per raggiungere le famiglie più lontane e isolate sulla cime di quella collina. Dopo aver assaporato ancora una volta l'umana accoglienza di un'altra povera ma calorosa e numerosa famiglia, ripresa la jeep puntammo decisamente alla vetta, e qui, da non credere, il sentiero era talmente erto e irregolare che per poco, durante uno dei tantissimi violenti sobbalzi , fratel Matteo non finì fuori dalla vettura. Finalmente giunti a tale altitudine grazie a questa jeep, il discorso non era finito, infatti, dopo aver parcheggiato la vettura in qualche zona sicura, era arrivato il momento di camminare, nuovamente inerpicandosi per pendii erbosi che portavano a queste benedette case. Attraversate zone erbose e ricche di alberi di jackfruit, sotto un sole sempre più cuocente e un'afa sempre più opprimente e con lo sguardo che spaziava ora verso le sottostanti fitte foreste e ora verso le più assolate e desertiche lontane colline immerse nella calura, finalmente raggiungemmo la cima di una di queste enormi colline. Arrivati all'apice, isolata da tutto e da tutti, si trovava una delle tante modeste case, che all'apparenza sembrano "belle", con facciata dipinta e col tetto in eternit, ma poi quando entri capisci che tutto ciò è solo una pura illusione nata dalla semplice dignità di chi è povero. Ora, questa nostra casa era abitata da una numerosa famiglia, madre, quattro figlie, nonni...ma il padre ? E qui c'era il dramma finale, non c'era perché ammalato di tumore. Che dire ? Cosa pensare ? Cosa dire a quelle due sorelle più grandi che capivano il loro dramma ? Cosa dire a quegli occhi così tristi che ti guardavano supplici, alla ricerca di una speranza in quella loro vita così diversa da tante altre ? Immaginai il loro vivere, quattro sorelle, la madre, i nonni; ma come tirare avanti senza il capo famiglia che lavora ? La scuola, i libri, le medicine, il quotidiano bisogno; e poi il pensiero andò all'imminente arrivo dei monsoni, ma cosa succede in quelle colline quando arriva il diluvio, come diventano quei sentieri ? A ripensare a tutta la strada che avevamo fatto per arrivare, capii ancora una volta le mille difficoltà con cui devono convivere queste famiglie, questi bambini; andare a scuola attraverso le foreste intrise di fango e acqua, attraverso i scivolosi, scoscesi e pericolosi sentieri, che dire ?

Riguardai quei volti, le bambine piccole così innocenti, e così ignare del loro vivere, le bambine più grandi e gli adulti invece tristemente consapevoli della dura realtà da vivere. Con fratel Matteo demmo loro un piccolo sostegno e ancora una volta una piccola grande speranza, e per noi il dovere di non far dimenticare quella gente, di far conoscere quel dolore, di non spegnere quel loro piccolo lume di speranza.

Eccomi quindi giunto alla conclusione del mio breve racconto di queste due singole esperienze scelte tra le tante vissute in quest'ultimo viaggio; con questi episodi, molto diversi tra loro nelle emozioni provate, spero di far capire come Matteo con la sua immensa Opera vuol ricordare che nessuno è dimenticato. Anche se abbiamo faticato a raggiungere queste famiglie, così lontane e così abbandonate, si è voluto dimostrare che con un piccolo sostegno, aiutando questi bambini a creare un futuro migliore, per loro e per loro famiglie attraverso l'istruzione, noi possiamo dare una speranza a queste vite meno fortunate, ma così ricche di umanità, così affamate di vita.

Giuseppe Dei Rossi
Benefattore di 2 bambine in India.