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I fioretti - Bagliori di santità PDF Stampa E-mail
Indice
I fioretti
Un pellegrino misterioso
Nella sua terra natale
La Parigi del Re Sole
Missionario per il popolo
Il coraggio di un apostolo
Contemplativo e profeta
Il padre dei poveri
L'amico della croce
Tutto di Gesù mediante Maria
Educatore e maestro
Bagliori di santità
Chi continuerà la sua opera?
Per finire
Tutte le pagine

Bagliori di santità

Amore
Tutti i santi hanno molto amato il Signore, ma il Montfort si distingue fra tutti per la semplicità e in pari tempo la grandezza del suo amore. Dio fatto uomo e morto sulla croce, Dio presente nel tabernacolo, diventa l' oggetto di tutti i suoi pensieri e affetti. "Dio solo!" era il suo motto. Le frequenti visite alle chiese, le lunghe preghiere dinanzi all' altare contraddistinguono la sua vita. Prova una profonda pena quando trova la casa di Dio trascurata e in rovina. In un cantico il Montfort constata con mestizia: Sospiriamo, gemiamo, piangiamo amaramente, Gesù in Sacramento viene dimenticato... La chiesa è deserta, è abbandonata; un' ora che vi si passa sembra un anno...

Restauro di chiese
In molte parrocchie spesso trovava la chiesa in rovina, sudicia, sprovvista di tutto. Mobilitava allora una schiera di lavoratori, si metteva alla loro testa e in pochi giorni la chiesa era restaurata, imbiancata, decorata. Il popolo meravigliato, riprendeva con piacere la via della casa di Dio. Il Montfort non poteva sopportare la trascuratezza del luogo santo. Tutto vi doveva essere pulito, tutti dovevano tenere in chiesa un comportamento decoroso e devoto. Coloro che mancavano di rispetto alla santa presenza di Dio si sentivano apostrofare e rimproverare dall' alto del pulpito.

Casa di preghiera
Nel suo viaggio in Normandia, il santo giunse un sabato in una chiesa e volle celebrare la Messa. Salì all' altare, ma il suo raccoglimento fu disturbato più volte dall' irrequietezza dei bambini, oltre ché da altra gente che entrava ed usciva. Terminata la Messa, si voltò verso i fedeli e con gravi parole ricordò loro il rispetto dovuto al luogo santo. Questa esortazione piacque al parroco, il quale aveva già ammirato la pietà del celebrante e lo invitò anche a pranzo ed a trattenersi fino all' indomani per dargli l' occasione di predicare durante le celebrazioni domenicali. Al momento poi di congedarsi, il parroco cercò ma invano di sapere il suo nome. "A che serve il mio nome? - osservò egli - Io sono un povero prete che corre per il mondo nella speranza di salvare qualche anima".

La messa di un santo
Durante una breve sosta che il Montfort fece nel seminario maggiore di Lucon, una mattina il chierichetto osservò che durante la Messa, appena terminata la consacrazione, il santo restava immobile, con le mani giunte, senza proseguire. Pensando ad una distrazione, egli si pose a un angolo dell' altare per richiamare l' attenzione del celebrante. Tutto vano! Costui sembrava privo di sensi e assorto in una visione celeste. Il seminarista lasciò la chiesa e raccontò che da più di mezz' ora il Montfort aveva consacrato, ma da quel momento la Messa si era fermata e non sapeva più s' egli fosse vivo o morto. Fu mandato in cappella un altro seminarista che trovò il celebrante nell' identico atteggiamento e fu costretto a tirargli un lembo della pianeta per farlo ritornare in se stesso. Il missionario aveva trascorso tre quarti d' ora in estasi.

L' ultima chiamata
Nel villaggio di saint-Laurent.sur.Sèvre, il Montfort udì la suprema chiamata. Il santo sacerdote era giunto lì per iniziare la missione. Era molto stanco e indebolito, tuttavia non volle risparmiarsi in nulla. Si diede anche molto da fare per preparare la parrocchia alla visita del vescovo di La Rochelle, che doveva aver luogo il 22 aprile. La solenne processione che egli organizzò per accogliere degnamente il Pastore della diocesi, gli causò l' ultima malattia. Vescovo e clero rimasero ammirati per l' organizzazione, l' ordine e la riuscita di tutta la cerimonia. Ma il povero missionario, sfinito, non poté neppure terminare il discorso e fu costretto a porsi a letto, col petto oppresso e coi brividi della febbre. Alla sera, dopo i vespri, in uno sforzo supremo, si alzò per salire ancora sul pulpito. Era pallido e la sua voce si udiva appena. Tornò a letto e questa volta per non più rialzarsi. Comprese subito che era giunto alla fine. Si confessò e ricevette gli ultimi sacramenti dallo stesso vescovo.

"Andiamo, amici.."
La notizia della sua grave malattia fece accorrere gente da ogni parte. A piccoli gruppi vengono fatti entrare. Si ode solo il respiro affannoso del moribondo. Ad un tratto egli si solleva e col crocifisso, che gli è stato fedele compagno durante tutte le sue missioni, benedice i presenti. Raccoglie quindi le sue ultime energie e intona uno dei suoi cantici:
Con curo contento e lieto viso andiamo, amici, in Paradiso; per quanto acquisti noi facciam quaggiù, il Paradiso vale assai di più!
Poi respinge il demonio tentatore: "Invano tu mi assali: io sono tra Gesù e Maria. Ho terminato la mia carriera; non peccherò più!" Indi si addormenta placidamente nella morte dei giusti. Era il 28 aprile dell' anno 1716. Aveva 43 anni.

Glorificazione
Ben presto la sua santità si divulga dovunque e i miracoli si moltiplicano sulla sua tomba. La Chiesa dopo regolari processi innalza il Montfort agli onori degli altari. Il 22 gennaio 1888 Leone XIII lo proclama beato; il 20luglio 17947 Pio XII, in una solenne cerimonia di canonizzazione, lo dichiara santo. La sua statua gigantesca, collocata tra quelle dei fondatori di congregazioni e ordini religiosi, guarda i pellegrini da una nicchia della navata centrale della basilica di san Pietro a Roma. Sulla sua tomba, venerata nella basilica di Saint-Laurent-sur-Sèvre, il Francia, si recano di continuo folle supplicanti. Il santo risponde alle loro preghiere intercedendo segnalate e numerose grazie. Egli ricorda a tutti il suo messaggio: Ricercare Dio solo, seguire Cristo Sapienza, affidarsi a Maria ripetendole: "Sono tutto tuo!"