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Quel piccolo grande gesto d’amore PDF Stampa E-mail

beppi_smallCome diceva un giorno, Beata Madre Teresa di Calcutta, molte volte la vera sofferenza per una persona non è quanto la mancanza di denaro ma il sentirsi non voluto, non amato. Ora, il nostro dovere di benefattori non è solo mandare il sostegno economico ma anche il sostegno umano e spirituale, altrimenti, il nostro così amorevole aiuto si ridurrebbe a pagare un semplice freddo bollettino postale oppure un semplice bonifico bancario annuale.

Ecco quindi a cosa servono le lettere che noi spediamo e riceviamo.Così lontani e così vicini.Ma ditemi, come deve sentirsi una persona abbandonata dal mondo sapendo che proprio da quel mondo lontano qualcuno improvvisamente la pensa, l'aiuta, l'incoraggia?

Io, attraverso l'esperienza dei viaggi in India con fratel Matteo, ho avuto la fortuna e la possibilità di comprendere, di vedere con i miei occhi, cosa provano questi bambini, questi ragazzi, queste famiglie, quando un benefattore va a trovarli nel loro mondo lontanissimo.
Quante volte nelle nostre innumerevoli visite alle famiglie abbiamo trovato questi bambini assistiti; quanta gioia nel vederci, nell'ospitarci, nell'offrirci un po' di se stessi e un po' del loro tempo migliore.

Ricordo ancora la gioia di una ragazza che siamo andati a trovare nel lungo viaggio attraverso le colline di Uruppumkutty nel Mese di gennaio scorso. Quante emozioni nell'incontraci, quale gioia nel mostraci le lettere che il lontano benefattore gli spediva. Com'era contenta di questo rapporto epistolare con questo suo "zio" acquisito, com'era felice nel sapere che i filmati e le foto del suo mondo, di lei, delle sue speranze, al nostro ritorno in Italia, sarebbero state condivise dal quel suo lontano benefattore.

Cosi lontani e così vicini:
L'accoglienza in quella casa, come del resto in tante altre, fu molto calorosa, subito le proprie sedie per farci riposare dalle fatiche, subito una fumante tazza di tè per darci ristoro. Questa ragazza ci raccontò le sue speranze , i suoi sogni che cercava di realizzare grazie al sostegno di quel suo "zio". La sua famiglia invece ci raccontò la dura vita di quella zona, il duro lavoro, il loro povero raccolto spesse volte distrutto da branchi di cinghiali selvaggi presenti nella foresta e quindi la continua impari lotta contro le devastanti sortite del loro più caro vicino di casa, l'elefante.
La ragazza ci disse che la sua speranza per un vivere più dignitoso per lei e per la sua famiglia e la realizzazione dei suoi agognati progetti si basava effettivamente sull'amorevole aiuto di quel suo "zio" e al suo buon cuore. Ci confidò a certo punto la ragazza, parlando del suo benefattore, dicendo in inglese: " My uncle is very good, kind and generous", e ci ha fatto vedere la corona del Rosario che lei utilizza per recitare il Santo Rosario che viene offerto anche per le intenzioni del suo "zio" (benefattore). Così lontani e così vicini!

Cosa posso dire ancora?
Solamente una cosa, a me per primo e, a tutti i benefattori:
Come sarebbe triste, se un benefattore spegnesse la speranza della loro assistita, se spegnesse i sogni di un bambino, di una ragazza, di una bambina!
Sarebbe meglio che tal persona non avesse mai intrapreso questo gesto di carità; non vi è peggior cosa che illudere il povero con la luce di speranza di un futuro migliore per poi abbandonarlo nel buio. Che umiliazione e che dolore sentirsi abbandonati, non voluti, non amati!

Dei Rossi Giuseppe
Benefattore di due bambine
Venezia.

Nota da Fratel Matteo:
Caro Giuseppe, mi dispiace dirti che questa bambina di cui hai scritto questo articolo, è stata da poco tempo improvvisamente abbandonata dal proprio benefattore, quindi sono in cerca di un nuovo "zio" con cui possa continuare a vivere le sue speranze. E' importante che, nel caso di un eventuale disguido o incomprensione, il benefattore parli con noi per promuovere una buona collaborazione tra noi a beneficio dei bambini. Siamo sempre disponibili ad ascoltare i benefattori.