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Io ti aiuto! Ma perchè? PDF Stampa E-mail
Fratel Matteo mi ha raccontato che più volte, ritornando a casa dai faticosi viaggi di solidarietà in India, trovava le solite e-mail che annunciano l'abbandono di qualche giuseppe_genteassistita da parte di qualche benefattore. Poiché sono un benefattore ed ho fatto ben 5 viaggi alla scoperta delle difficoltà e dei disagi che i bambini poveri provano in India, sono portato a credere che spesse volte le motivazioni di questi abbandoni sono effettivamente molto discutibili e tante volte incredibilmente assurde:

"lascio perché impossibilitato (senza specificare il motivo)".
"lascio per motivi personali".
" lascio perché non credo nella loro vera povertà".
(senza conoscere la vera realtà)
"lascio per rispetto ai marò italiani detenuti in India".
"lascio perché non mi rispondono puntuali alle mie lettere".

E via con altre varie motivazioni. Certo, alcune sono dovute a veri problemi, ma la maggior parte derivano da assurde decisioni che rispecchiano una totale ignoranza e un'incomprensibile motivazione di aiuto.
Ecco quindi la domanda che spesse volte, dopo aver ricevuto queste notizie, sistematicamente mi pongo e vorrei porre a questi pseudo benefattori:

"ma perché hai voluto aiutare un bambino" ?
"hai un cuore per dire ad un bambino povero: non ti aiuto più"?

Molte volte ho l'impressione che questa gente vuole aiutare questi bambini, secondo una loro personale logica e secondo un loro particolare sistema di gratitudine.
Certe persone pensano che l'aiuto ad un bambino/a voglia dire diventare padroni della loro vita.

"Io ti aiuto ma tu devi stare secondo le regole,
altrimenti faccio presto a lasciarti"
"Io ti scrivo la lettera ma tu devi rispondermi nella mia stessa maniera e con i mie tempi d'esecuzione, altrimenti faccio presto a lasciarti"
"Ma se entro tre mesi non scrivi, significa che tutto è falso.
Mi hai preso in giro, non sei povero".
"Io aiuto una di loro, ma che non si azzardino a fare qualcosa
contro gli italiani".
"non capisco perché impiegano tanto a rispondere, eppure è così semplice, basta andare alle poste e via".
"tu devi capire che io ti aiuto, non dimenticare, io ti aiuto, sono io che ti ho salvato, devi essermi riconoscente".

Qualcosa, sempre qualcosa. Dare, ma ricevere sempre qualcosa in cambio. Pretendere qualcosa per dare qualcosa.
Ma un gesto di carità al prossimo è finalizzato per ricevere qualcosa ?
Aiuto un povero per ricevere qualcosa dal povero ?
Io ti aiuto ma tu cosa mi dai ?
Ancora una volta, ritorno alle solite risposte. Molti non sanno dove vivono queste famiglie, molti non conoscono la realtà di quei posti, molti non comprendono le difficoltà di quei posti, molti non percepiscono, offuscati dal proprio benessere, in quale misera situazione questi bambini e le loro famiglie vivono le loro vite.
Quelle situazioni che per noi sono semplicemente banali, come ad esempio andare alla posta o spedire una cartolina, per loro sono semplicemente enormità.
Ecco, parliamo della spedizione di una lettera al benefattore:
Spedire una lettera significa, scendere in paese a piedi, comperare carta e busta. Significa, sacrificare un prezioso giorno di lavoro.
Significa chiedere aiuto di qualcuno per scrivere la lettera.
Significa ridiscendere in paese, sacrificare un'altra giornata di lavoro, lasciare la posta in una determinata bottega.
E quando finalmente, un bel giorno, passerà la persona che raccoglierà tutte le varie lettere da spedire, bisognerà sperare che la missiva non vada persa nel lungo tragitto verso la prima grande città e poi verso il proprio benefattore !
Come si vede la cosa che per noi è tanto banale per loro diventa quasi un'avventura.
Ma il nostro tanto amato Postino ?
Il governo dell'India di certo non spreca i suoi soldi per mandare una persona per recapitare una lettera inerpicandosi attraverso le foreste, con la pioggia battente, il fango, i serpenti o sotto il sole rovente e l'appiccicosa afa. Specialmente per qualche povero contadino disperso chissà dove. Arrangiarsi.
Ora ? In questo caso, la mia domanda è questa:
"in tali condizioni è possibile che la tanto agognata lettera che il benefattore
in Italia attende comodamente nella sua casetta, possa subire un ritardo" ?
Per certa gente che AIUTA, risulta una cosa inammissibile !
Non è possibile impiegare tanto tempo per una lettera, noi facciamo così presto.
Ecco, NOI, non loro. NOI !!!
Un gesto d'amore verso un bisognoso è per il bisognoso non per NOI.
Un gesto d'amore verso il prossimo più bisognoso non richiede contropartite o compromessi.
Se una persona fa un gesto d'amore veramente con il cuore, non ha bisogno nemmeno di un .
Gratuitamente ha ricevuto, gratuitamente deve dare.
Ma, evidentemente, molti non comprendo tutto ciò, a loro basta dire < io ti aiuto, ma pretendo da te qualcosa per me >
Purtroppo molta gente ha bisogno di sentirsi ringraziare, sentirsi appagata.
Ma allora ! perché io aiuto il prossimo ?

Giuseppe Dei Rossi
Benefattore, che crede fermamente nell'opera delle adozioni a distanza di Fratel Matteo.